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mercoledì 9 giugno 2010

Seta

Vicino alla casa dei nonni c'è un grosso gelso. Non so quanti anni abbia quella pianta, certo è che c'era anche quando ero bambina.
La nonna, allora solo mamma, aveva ricevuto l'incarico dalla insegnate di zia Lu di raccogliere quante più foglie di gelso poteva, foglie che servivano per i bachi da seta allevati in classe. Eravamo nel cuore della Brianza, studiavamo le nostre radici, la cultura contadina che era la vita quotidiana dei nostri nonni... era quasi scontato parlare del baco da seta e della seta stessa.
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Crescendo ho imparato ad apprezzare la leggerezza di quel tessuto, la freschezza e l'eleganza che regala a chi lo indossa. Un tessuto molto femminile, accattivante e sensuale all'occorrenza... un tessuto che veste perfettamente il corpo.
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La stessa impressione che ho avuto leggendo "Seta" di Baricco, lo puoi indossare quel libro e sentirlo sul tuo corpo come un bellissimo abito confezionato su misura per te.
Un personaggio, una scena, un luogo, un desiderio, un respiro... un aspetto della tua vita.

sabato 5 giugno 2010

Novecento

Leggo e sottolineo versi, frasi, brani. Rileggo quello che la matita mette ora in evidenza. Mi accompagna la musica di quel pianoforte che le orecchie non hanno ascoltato e vedo il protagonista: una vita unica, apparentemente semplice ma tanto complessa da non riuscire a rielaborarla, difficile da condividere.
E allora riparto da capo e riprendo le frasi sottolineate ancora una volta, la musica mi entra dentro e piano piano anche il protagonista: il suo assaporare la vita degli altri senza riuscire a vivere fino in fondo la sua.
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"Sapeva ascoltare. E sapeva leggere... sapeva leggere la gente. I segni che la gente si porta addosso: posti, rumori, odori, la loro terra, la loro storia..."
"I desideri stavano strappandomi l'anima. Potevo viverli, ma non ci sono riuscito. Allora li ho incantati. E a uno a uno li ho lasciati dietro di me."
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Chiudo il libro. Quante persone vivono davvero la loro vita? Quante volte compromessi, rimpianti, scelte non fatte, desideri soffocati sono parte della nostra vita?
Tante.
Al di là delle rinunce alle quali più o meno condizionatamente ci adeguiamo, non smetto di pensare che la vita debba sempre essere vissuta con il sorriso. "Novecento" sceglie di rinunciare ai propri desideri e ad amare, decide di non vivere, ma nel descriverci le sue rinunce Baricco ci avvicina ancora di più alla vita.
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domenica 14 febbraio 2010

Un attimino, quant'altro, piuttosto che

Sabato pomeriggio alla Feltrinelli del Centro Sarca c'era la presentazione dell'ultimo libro di Gianrico Carofiglio.
Avevo il libro, già letto, ancora in borsa. La presentazione era terminata e di Carofiglio rimanevano solo i manifesti che pubblicizzavano la passata presenza. Ho continuato a rimproverarmi ad alta voce per più di un'ora per non essere arrivata in tempo a quell'appuntamento mai preso. Ero delusa.
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Ho conosciuto Carofiglio la scorsa estate attraverso le prime tre storie dell'avvocato Guerrieri ed è stato amore a prima pagina. Guido (l'avvocato Guerrieri), il suo modo di parlare e di agire, i suoi lunghi flash back ad occhi aperti, la sua capacità di guardarsi dentro, di confrontarsi con la debolezza umana e il "non sa da fare" che in forme diverse attraversa ogni vita. Mi è piaciuto perchè vero, perchè mi sono sentita meno sola davanti a dubbi, incertezze, desideri.
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Ero delusa. Probabilmente avrei chiesto solo un autografo sul libro e lui avrebbe risposto: "Va benissimo, non c'è problema". Io l'avrei guardato stupita: "Non c'è problema? Ma come parli, Gianrico? Sei impazzito? Dopo non c'è problema ti rimangono tre passaggi: un attimino, quant'altro e piuttosto che nell'immonda accezione disgiutiva." Questo quello che avrei voulto dire. "Grazie mille." Questo quello che avrei detto.
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"Le perfezioni provvisorie " Gianrico Carofiglio

domenica 7 febbraio 2010

I love shopping

Due o tre libri accantonati prima di arrivare a pagina 100. La storia non appassiona, la trama è complessa, i protagonisti complicati o forse semplicemente mancanza di interesse per la lettura. Dopo due mesi di disintossicazione mi sono ritrovata in libreria alla disperata ricerca di una agenda 2010, perchè nonostante il passaggio all'ICT, il fascino di iPhone, i Pod e iPad per me è ancora pari a zero e rimango fedele alla mia vecchia agenda cartacea. E poi mi serviva una scusa per dare un'occhiata a titoli e copertine!
Davanti al rosa, mi sono ricordata dei consigli di un'amica: un libro ben scritto, divertente, adatto al tragitto casa-lavoro in tram. L'ho preso. Peccato che basta una sera per andare da pagina 1 a pagina 295.
Non occorre essere esperte di moda, vestire grandi firme o amare fare acquisti; basta essere state attratte almeno una volta dall'insegna SALDI o aver sfogliato Vogue mentre aspettate il vostro turno dal parrucchiere che vi innamorerete di Becky.
Comunque l'acquisto di "I love shopping" di Sophie Kinsella "non è stato stato un buon investimento", ci sono altri 4 libri che mi aspettano adesso!?

mercoledì 30 settembre 2009

Cinque minuti

Allontani il pensiero, nascondi il desiderio, ironizzi sul tuo scarso impegno circa i "doveri coniugali" e per più di trenta giorni vivi le tue giornate. Sei contenta della tua vita, della tua quotidianità. Sei felice.
Poi arrivano quei cinque minuti e realizzi che passeranno altri trenta giorni prima di tornare a sperare.
Ripeti a te stassa che hai due figli meravigliosi, hai molto di più di quello che tanti desiderano e non possono avere, ripeti a te stessa che la tristezza di quei momenti non è nulla rispetto alle delusioni che provavi anni fa, sei egoista a sperare ancora.
Ma chi vuoi convincere?
Non è vero che la delusione è meno forte.
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Ti tornano in mente le parole dell'ultimo libro che hai letto: "Specialmente se non potranno mai vivere quella ubriacante sensazione di "possibili creatori di vita"... e l'euforia del potere, anche se solo per qualche mese, entrare in contatto con un figlio....
Perchè, anche se non ve lo siete detti...... ti confessi che tante volte l'hai fatto sperando che il vostro stare insieme potesse avere anche una finalizzazione così speciale."
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Cinque minuti. Il tempo di metabolizzare la sorpresa, di deglutire e respirare forte, di asciugare una lacrima non scesa, di una telefonata: "Anche questo mese nulla." "Perchè ci speravi davvero?" " Beh sì, ci speravo, anzi ne ero certa questa volta".
E poi ritorna il sorriso e la vita di sempre e riprende la tua giornata, sospesa per soli cinque minuti.
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PS: Se vi capita tra le mani "La NEVE SE NE FREGA" di Ligabue (234 pagine), leggetelo. Che poi di questi tempi dove la "libertà" rischia di restare solo un concetto astratto... male non fa.

giovedì 24 settembre 2009

Tutto per una carota

Qualche giorno fa ho scritto un post in cui riportavo la citazione di un libro che stavo leggendo su consiglio e prestito di Monica, una mia amica.
Andrea, un'altra amica, mi chiese un parere sull'autore.
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L'altro giorno Marco era in punizione per aver picchiato i piedi contro la porta per quasi un'ora, causa del capriccio: la carota del fratello era più lunga della sua. La punizione consisteva nell'andare a letto dopo cena con la faccia voltata verso il muro e in silenzio. L'elemento recepito come punizione era il dover stare zitto, ovviamente.
Per quasi due ore Luca ha voluto far compagnia al fratello e se ne è stato seduto sul suo letto a ridere e giocare da solo.
Io avevo le stesse due ore per me, per il mio libro e così mentre svolgevo l'ingrato compito di guardiano in fondo al letto, sono arrivata all'ultima pagina.
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"I casi dell'avvocato Guerrieri" di Gianrico Carofiglio edito da Selleri è una raccolta di tre libri, tre casi giudiziari appunto che hanno per protagonista l'avvocato Guido. Alla mia amica Andrea e a chi volesse leggerli dico che oggi pomeriggio andrò in libreria alla ricerca di un altro libro dello stesso autore sperando di ritrovare ancora l'umorismo, l'autoironia, la capacità introspettiva di un personaggio che piace per il suo modo di porsi, per le sue frasi dette e per quelle che avrebbe voluto dire. Se poi il lettore conosce Bari, non può perdersi i libri.
Insomma se qualcuno dovesse chiedere se ci sono riserve, se ci sono validi motivi anche solo di dubitare che i casi dell'avvocato Guerrieri possano non piacere... :"Quello disse che no, grazie, non ne aveva".

lunedì 20 luglio 2009

Fino alla FINE

Lo confesso, mi piacciono i gialli anche se cerco di evitarli perchè ogni volta cado nello stesso circolo vizioso che mi porta a non staccarmi dal libro se non per lo stretto necessario e un "no stop" per un libro di 700 pagine diventa problematico.

Mio marito lo capì anni fa quando mi regalò il primo libro di Faletti "IO UCCIDO": ogni frazione di secondo libero dagli impegni di lavoro, che all'epoca andavano ben oltre le otto ore, era dedicato al libro. Niente cucina, pulizie, conversazione zero, qualche ora di sonno. Alla fine della settimana decise che non mi avrebbe mai più regalato un libro simile, quanto meno non voleva contribuire di tasca sua, ma commise nuovamente l'errore con "Un mondo senza fine" di Ken Follett. Non è un giallo ma l'effetto era simile: no stop fino alla parola FINE.
Cosciente dell'effetto trans che certi libri mi procurano, ho cercato di pianificare le letture alternando i generi in modo da non leggere due libri dall'effetto catatonico in consecutio temporum (traduzione libera: in sequenza temporale).
Così ho inserito nel palinsesto estivo qualche lettura impegnata o impegnativa, lasciando per ultimo un libro di cui la mia amica Doni mi parlava da un po' "Uomini che odiano le donne" di Stieg Larsson, il primo di una trilogia scritta da uno scrittore svedese morto poco dopo aver finito la sua opera.
Quando però mia cugina Marta, nel nostro scambio di libri, ha inserito la trilogia completa non ho resistito: avevo a portata di mano il primo, il secondo e il terzo volume per un totale di circa 2500 pagine. Secondo voi?

Sto leggendo come un'invasata da dieci giorni: giro per strada libro alla mano e mi domando come ancora non abbia sbagliato la fermata del tram nel tragitto casa-lavoro-lavoro-casa, leggo di notte fino a quando gli occhi iniziano a chiudersi difronte alle pagine scritte, ho letto ieri in una full immersion consentita dalla giornata festiva mentre cercavo di giocare con i bambini che rimproveravano la mia scarsa attenzione.
Sono alla pagina 27 del terzo libro:"La regina dei castelli di carta" entro sabato dovrei ritrovare un po' di lucidità.
Per ora portate pazienza, fino alla FINE.

martedì 14 luglio 2009

Fatti, informazioni e censure

Anni fa la rivista Avvenimenti aveva distribuito insieme al giornale un libro di Claudio Fracassi "Sotto la Notizia Niente. "
Il titolo del libro parla da sè. Si possono creare informazioni o censurarne altre, si possono inventare fatti e su questi creare notizie per distogliere l'attenzione dal vero. Le informazioni che ci vengono veicolate da giornali e telegiornali sono interpretazioni di un fatto, a volte manipolazioni dello stesso, altre volte pure invenzioni.
Nel libro ci sono storiche "libere interpretazioni"davvero interessanti.

Che il mondo della informazione non sia trasparente è cosa nota, che poi si censuri il vero a discapito del non vero è alquanto bizzarro.
Eppure la censura è sempre in agguato, lo dimostra anche il decreto Alfano e proprio contro quest'ultimo oggi si chiedeva di scioperare: una giornata di silenzio contro un decreto che imporrebbe anche ai blogger l'intimazione alla cancellazione di notizie ritenute inadatte pena una sanzione pecuniaria.
L'autocensura per protestare contro la censura non mi è parsa una grande tattica, ammesso che a qualcuno possa interessare a tal punto il contenuto del mio blog da verificare quello che scrivo, ma non esiste solo il mio blog.
Mi è parso più utile fare un po' di pubblicità ad un libro che apre gli occhi sul mondo delle informazioni se ancora ce n'è bisogno e continuare a scrivere come ho sempre fatto, nel rispetto di me stessa e degli altri, spero.

venerdì 19 giugno 2009

Le Bolle

A chi prende la metro spesso sarà capitato di vedere un pannello appeso al muro in prossimità delle banchine, simile a quello che si vede nei bar con esposte cartoline pubblicitarie.
Su questo pannello vengono raccolti piccoli libri/racconti di poche pagine, stampati su carta reciclata e su ognuno è indicato il tempo, in fermate, che serve per leggerlo.
I racconti che trovate in questi giorni sono i vincitori del Subway-Letteratura 2009, se vi ho incuriosito fate un salto qui http://www.subway-letteratura.org/.
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Ieri ero spovvista di libro, mi sono diretta verso il citato pannello ed erano rimaste solo poche copie del racconto che ha vinto il Premio Speciale città di Milano, un racconto di Laura Tinti "Le Bolle". Era l'unico non avevo nemmeno l'imbarazzo della scelta.
Il racconto osserva la Milano di oggi come noi guardiamo gli scavi di Grumento in Basilicata, con gli occhi di chi sta ancora cercando di scoprire una civiltà sepolta, i suoi usi e costumi...
Un oggetto incuriosisce gli archeologi: strane bolle mollicce fatte con un derivato del petrolio che i ricchi borghesi del tempo portavano con sè nelle tombe insieme ad altri oggetti preziosi. In una tomba di una nobil donna ne trovano due sotto i vestiti sgualciti all'altezza del seno e due ad altezza glutei. Mistero...
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Un modo decisamente originale per ironizzare sui valori di oggi, sui beni più preziosi che abbiamo, sulle nostre fragilità.

lunedì 15 giugno 2009

Vaticano S.p.A.

Una delle prime nozioni apprese al catechismo sono stati i dieci comandamenti.
Mentre leggevo "Vaticano S.p.A." di Gianluigi Nuzzi edito da chiarelettere (15 euro) non ho potuto non pensare a quel primo insegnamento di Suor Teresia, la suora che mi aveva "preparato" per ricevere la prima comunione tanti anni fa:
"Non uccidere!
Non rubare!
Non dire falsa testimonianza!
Non desiderare la roba d'altri!"
Non c'è un passo in tutto il libro in cui le tavole della legge date da Dio a Mosè sul monte Sinai vengano rispettate. Non c'è pagina che non mi abbia scandalizzato.
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Il libro ricostruisce, grazie ad un archivio segreto lasciato da monsignor Dardozzi, le reali vicende avvenute in Italia dagli anni ottanta a oggi. Il crack dell'Ambrosiano con il caso "Sindona-Calvi-Marcinkus", la maxitangente Enimont, lo Ior parallelo di De Bonis, il ruolo del papa o dei papi, e ancora i nomi di tanti politici e mafiosi che nella banca del Vaticano aprivano conti e "lavavano" banconote. Aprire un conto è semplice basta un aggancio col prelato giusto, entrare in Vaticano con una ricetta medica e da lì far transitare senza controllo fiumi di denaro a tassi di interesse altissimo e senza tassazione alcuna.
Emerge un quadro inquietante di uno Stato e di una banca (Ior) senza obblighi e doveri, che possono agire indisturbati senza controllo da parte di alcun organo di vigilanza, garantendo la massima riservatezza e discrezione. Silenzio. Nessuno è colpevole dentro le Sacre Mura.
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Un libro che davvero merita di essere letto, ma come era immaginabile, chi ne parla?
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Nutrivo già profondo diagio e disgusto su quello che la Chiesa predica dai pulpiti: aborto, omosessualità, fecondazione assistita. Troppo lontana da me e dal mio credo.
Chiesa e Fede sono due aspetti che sempre meno hanno in comune e leggere un libro come questo non fa che confermare i dubbi che avevo o forse darmi qualche certezza in più.
Il problema è che oggi non ci sono solo io. Che insegnamenti do ai miei figli? Qualche anno fa ho litigato con mio marito per riuscire a battezzarli? E ora? Come faccio a trasmettere loro la Fede e condirla con una profonda sfiducia nell'istituzione che sarebbe preposta a veicolare quel sentimento?

giovedì 4 giugno 2009

Una tranquilla serata alla Fnac

Ieri sera alla Fnac c'era la presentazione del libro di cui vi ho parlato qui.
Ora io sono un po' stanca di perdermi tutti gli eventi mondani della mia città: bandito il cinema e il teatro perchè la nostra musica ha accordi diversi da quella di sottofondo, bandito lo shopping terapeutico in centro perchè dopo l'ufficio mi aspettano le corse al nido, bandite persino le camminate perchè la metro è più veloce.
Ieri armata di passeggino per Luca con annessa pedana per Marco, abbiamo preso il tram e poi la metro e siamo arrivati alla Fnac.
Ero fresca e profumata come fossi uscita da un centro benessere, nonostante i dieci minuti a discutere con un tipo che con la scusa "le piace leggere?" ha cercato di propinarmi l'ultimo libro di scientology e nonostante avessi portato a braccio il passeggino per le scale perchè l'ascensore "a Duomo" c'è, ma lontano dall'uscita di via Torino.
Insomma tutto perfetto: i bambini erano tranquillissimi, guardavano gli scaffali con i puzzle delle Winx, di SpiderMan e Cars con un contegno signorile, osservavano i ragazzi giocare con le Wii e le Playstation senza mostrare interesse o voler provare il gioco, nessuna corsa dentro i corridoi della libreria, nessun urlo del tipo "mamma Brioooooooches" vicino al bar interno.
Stanca di tutta questa tranquillità, prima che iniziasse la presentazione del libro, ho telefonato ad Antonio:"Fai un salto qui, è un luogo paradisiaco, siamo al reparto informatica, c'è un salottino, il bar e anche il bagno!".
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Sono uscita dalla presentazione con una sola certezza: i miei figli non saranno mai come i ragazzi descritti da Cristina nel libro, non mi diranno mai "mamma mi rifaccio questo." Non ne avranno il tempo. Li "rifaccio" prima di arrivare a 18 anni.

lunedì 1 giugno 2009

A 18 anni mi sarei rifatta

Due mesi fa ero andata alla presentazione di un libro .
Due giornaliste avevano intervistato lo scrittore. Una pubblicava quasi quotidianamente su un blog e qualche giorno fa è uscito il suo primo libro: "appena ho 18 anni mi rifaccio".
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Ho iniziato a pensare che molto prima dei 18 anni sarei ricorsa ad una rinoplastica se solo avessi avuto più soldi in tasca e meno paura di tutti i limiti che un naso nuovo mi avrebbe imposto (sport ...). Ne parlavo spesso ma in casa mi ripetevano che il mio era un naso importante, un naso di famiglia, il naso dei Rusconi e avrei dovuto "portarlo" con orgoglio. Peccato che intorno a me vedevo nasi orrendi forse più del mio.
Non avevo un rapporto idilliaco con i parenti che in quegli anni elargivano consigli gratuiti, non richiesti e non graditi sulla scuola: rifiutare e cambiare il mio naso era un altro modo per contrastare, ribellarmi.
Come fu come non fu il mio bel nasone ce l'ho ancora e tale resterà.
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Ho comperato il libro e l'ho letto. Mi sono accorta che il mio sogno di un bel nasino era piccola cosa: rinoplastiche, mastoplastiche additive e riduttive, protesi ai glutei e lipofilling, ricostruzione dei piedi...
Le storie, vere, raccontate abbracciano il problema adolescenziale, si fermano sulle famiglie, il contesto socio culturale in cui nascono e si sviluppano. Quello che mi ha colpito è la trasversalità. "Rifarsi" è un imperativo che non ha confini geografici, di età, sesso, ceto sociale o cultura: essere belli per sentirsi accettati, essere perfetti per sentire veri i propri corpi di plastica, essere e apparire dove l'apparenza diventa una finzione programmabile.
"I greci ritenevano che la bellezza esteriore fosse anche segno di bellezza e purezza interiore" Cristina Sivieri Tagliabue in "appena ho 18 anni mi rifaccio" edizione Bompiani-16 euro-... la differenza è che si è spostato il confine di ciò che è possibile e il "fine giustifica i mezzi" è un adagio che si adatta alle coscienze e alle azioni.
Uno spaccato interessante di Noi.

giovedì 21 maggio 2009

Tutta colpa di Zafòn

Chiudo il libro, scendo dalla metro e mi affretto verso le scale quando lo vedo. E' lui? Non ne sono sicura, è passato tanto tempo ma l'odore è proprio il suo. Cerco di avvicinarmi ma a quell'ora c'è tanta gente, lui si allontana e io non riesco a raggiungerlo, vorrei chiamarlo ma la voce non esce, il suo nome rimane chiuso dietro le mie labbra.
Lo seguo, mi faccio largo tra la folla di studenti: è sempre più lontano.
Salgo in piazza, mi guardo intorno: non sono nella solita piazza e quella accanto a me è la casa con gli occhi, lui non c'è.
Forse sto ancora dormendo. Mi stroppiccio gli occhi, li apro. Sono ancora lì, accanto a me anche la casa con gli occhi si è svegliata e da dietro quelle fessure vedo due pupille scure che mi riportano indietro di almeno quindici anni.
Ripenso al passato e mi domando perchè mi sta guardando da dentro quella casa azzurra. Cerco di chiamarlo ma c'è solo la casa davanti a me. E' scomparso di nuovo.
Mi sento prigioniera senza avere catene, vorrei correre e cercare di raggiungerlo. Ma non mi muovo.
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Non mi fa bene leggere a tarda notte, dovrei averlo imparato ormai! Tutta colpa di Zafòn che mi ha tenuto sveglia per tre notti consecutive!
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PS: "La casa con gli occhi" si trova sulla strada che porta alla scuola di'infanzia. Io non l'ho mai vista ma Marco la vede ogni giorno.

giovedì 14 maggio 2009

Interruzione di servizio

Mancavano solo sessanta pagine, dovevo finirlo.
Il senatore Trueba ormai vecchio, partito armato di fucile per riprendere la sua terra espropriata a seguito della riforma agraria e distribuita ai mezzadri di cui un tempo era il padrone, viene tenuto prigioniero nella sua casa alle Tre Marie. Pedro Terzo nemico del vecchio sta intercedendo a suo favore per amore di Bianca e Alba, figlia e nipote di Trueba.
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Che succede? Perchè la polizia fa irruzione nella casa di città del senatore Trueba e porta via Alba? Ma non eravamo alle Tre Marie? Cosa centrano Alba e Miguel ora? Che fine hanno fatto Bianca e Pedro Terzo? Ma no. Ma no.
Un mese fa ho comprato "La casa degli spiriti" di Isabel Allende in edizione Universale Econimica Feltrinelli.
Ho appena scoperto che il libro si interrompe a pagina 304 e riprende a pagina 337.
Che amarezza!
C'è qualcuno che si ricorda cosa è successo in quelle trenta pagine? Mi fareste un riassuntino?
Vi prego!

Se gli spiriti si arrabbiano son guai! Già dormo poco se poi di notte mi vengono a trovare Clara, le sorelle Mora e i vari Spiriti che popolano il libro, cosa faccio?

lunedì 4 maggio 2009

Peregrina a sorpresa

A nonna Grazia è sempre piaciuto "andare in passeggiata". Ha sempre cercato di coinvolgere nonno Gianfranco ma mio padre, uomo nato per lavorare e per nascondere dietro il lavoro le sue paure, difficilmente si allontana da casa. Così nonna Grazia di tanto in tanto si organizza con qualche amica e si aggrega al gruppo pensionati del paese o al gruppo della parrocchia sua o di altri. Capita anche che informi e dica:"Io non ci sono per tre giorni in maggio". Lo dice quando prenota e si dimentica di ricordarlo, a me che non abito con lei, nei cinque mesi successivi. Dalle sue "mini vacanze" torna sempre stanca come un ciuccio, ricaricata nello spirito e a volte con qualche ricordino per i figli che accolgono con entusiasmo e ripongono in fondo agli armadi.
A dire il vero a volte ha anche acquistato oggetti carini: la sacra famiglia in legno "made in Bethlehem" è davvero bella, i due chili di mele di Lourdes quanto meno gustose. Ancora ho difficoltà a capire l'utilità di un libro che regalò a me, mia sorella e mio fratello su suggerimento di una improvvisata amica. "Il dottor Antonio" di Giovanni Ruffini è riposto nella libreria da quasi un anno: apprezzo lo sforzo di allontanarsi dall'arte sacra ma l'acquisto in triplice copia per un totale di sessanta euro è davvero troppo, e poi a zia Lu e zio Giò non piace leggere!
Nonna è tornata ieri sera, attendiamo di vedere cosa ci ha regalato la tre giorni in giro per l'Italia di cui ho scoperto solo la tappa a Santa Rita da Cascia: paese o santuario non è lecito sapere. Non ancora.

giovedì 16 aprile 2009

"Malamore"anche in biblioteca

In Feltrinelli ho visto un libro tra le "Novità", ho letto il nome dall'autrice e alcune righe sulla copertina interna.
"Le donne hanno più confidenza con il dolore. E' un compagno di vita, è un nemico tanto famigliare da essere quasi amico. Ci si vive, è normale. Strillare disperde le energie, lamentarsi non serve. Trasformarlo, invece: ecco cosa serve. Trasformare il dolore in forza."
"Le storie che ho raccontato sono scie luminose...: cosa ci induce a non respingere, anzi a convivere con la violenza? Perchè sopporta chi sopporta, e come fa?"
L'ho comprato.
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Il giorno dopo un collega mi ha parlato di una nuova biblioteca aperta a Milano e del sito on line della stessa.
In biblioteca non metto piede da anni: alle scuole medie e superiori andavo spesso a cercare libri, a fare ricerche o semplicemente a leggere. Poi ho perso l'abitudine.
Però mi sono collegata al sito e ho cercato il titolo del libro acquistato da poco. C'è.
A Milano le biblioteche sono molto più fornite e aggiornate di quelle del mio paese, o di come era quella del mio paese anni fa. Mi sono riproposta di andare a prendere qualche libro non solo per una questione economica ma anche di spazio: abito in un appartamento di settantacinque metri quadri non in un attico di duecento.

Ho letto il libro e se l'avessi preso in prestito, sarei andata ad acquistarlo dopo il primo capitolo. Ci andrò in biblioteca comunque, ma ci sono libri che meritano di restare sullo scaffale di casa.
Vite di donne, dei loro aguzzini o carnefici. Vite reali, tremendamente tristi e dolorose. Vite su cui riflettere, in cui ritrovare frammenti della propria storia. Ti invadono, si imprimono nella mente e sei costretto a dire "io no, fortunatamente" o ancora "io anche, purtroppo".

Malamore
-Esercizi di resistenza al dolore - di Concita De Gregorio_16 euro.

mercoledì 8 aprile 2009

Scuola di Vita

"Sto per diventare mamma, sono felicissima. Devo informarmi di questo esserino che ho dentro, di lui non so nulla. Solitudine, io? Neanche per sogno."

Poi i miei figli sono nati: il parto naturale “che sguscerà via in una sensazione liquida e piacevole che si imprimerà nella memoria per sempre”; il senso di vuoto e di strappo per quel cesareo improvviso; la stanchezza; il bisogno di non farsi assorbire totalmente dai figli e il riuscire a dire: “spesso gioco con i miei bambini e li coccolo mentre leggo un libro".
E Marilde tutto questo lo racconta traducendo in un linguaggio semplice e fluido sentimenti, dubbi, paure che ho vissuto e che pensavo fossero solo mie. La solitudine del silenzio, del non detto, del credere particolare ciò che dovrebbe urlare la sua universalità.
Grazie alle sue parole sta aumentando dentro me la consapevolezza di ciò che non voglio essere.
Parla di madri, di donne, di uomini e di padri , del loro ruolo: "... e dimenticare un rapporto paritario con i propri figli, perché non è affatto sano per un figlio avere un padre per amico.”
Ma il libro va oltre, introduce in un mondo affascinante e a me sconosciuto: i laboratori di arteterapia e l'esperienza delle donne che ne hanno preso parte.

Mi sono chiesta perchè non consigliano il libro al corso preparto (o forse ora lo fanno): la parola "solitudine" mi avrebbe fatto desistere dalla lettura durante la gravidanza ma avrei sentito il bisogno di leggerlo subito dopo.

"La solitudine delle Madri” di Marilde Trinchero. L'ho trovato al reparto maternità in Feltrinelli, l’avrei messo in un’altra sezione: “vita”.

PS: Grazie Marilde!

martedì 7 aprile 2009

Studio Illegale e/o Zelig?

Si è conclusa da poco una piacevolissima serata. Non vi voglio parlare del regalo di Giovanna e Andrea che tanto ho apprezzato e ai quali dico ancora una volta "Grazie"; nè delle parole di Antonio: "Stai benissimo vestita così, vai che fai tardi!".

Poche ore fa la mia amica Isa ed io pensavamo di andare alla presentazione del libro di Federico Bàccomo, alias Duchesne.
Lui, un giovane avvocato milanese, ha ricevuto molte mail di ragazze con annesse foto osè quando ancora era Duchesne, riceve solo messaggi con scritto "sei simpatico" da quando è diventato Federico.
E Federico è davvero simpatico, estroverso, esilerante; la battuta sempre pronta e raccontata con arte. Si insomma lui è quello del blog.
"Ho detto ai miei genitori che avevo scritto un libro il giorno che è uscito in libreria, non è stato facile spiegare a mio padre perchè il capo (quello stronzo, Giuseppe) porta il suo nome" e ancora e ancora e ancora...
E poi il libro di cui ho già parlato qui: divertente sì, ma crudelmente reale. Le due ore di dibattito di ieri hanno offerto anche interessanti spunti di riflessione: cosa consigliare alle nuove leve; dire basta, mollo tutto, solo quando ci si rende conto che non è la nostra strada, che non abbiamo ambizioni in un certo campo o quando la vita urla per essere vissuta; la capacità di ascoltare di Andrea Campi che io per prima dovrei imparare e ancora il richiamo a Fantozzi e ...

Dicevo, poche ore fa la mia amica Isa ed io pensavamo di andare alla presentazione del libro di Federico Bàccomo, alias Duchesne; siamo uscite convinte di essere state a Zelig.
Federico forse scriverà ancora, forse lo ritroveremo sulla copertina di qualche CD ma sono certa che presto o tardi approderà a Zelig.

giovedì 26 marzo 2009

Saviano scrivi!

Lunedì ho letto l'intervista rilasciata da Saviano ad Internazionale, l'articolo cerca di spiegare il ruolo della mafia in questo momento di recessione economica, ma Saviano dedica anche qualche parola a quella che definisce la sua missione: "comunicare".
"Quando vado all'estero cerco sempre di spiegare che quello che ha messo in pericolo la mia vita non sono state le informazioni che ho dato, ma il fatto che queste informazioni sono arrivate a molte persone.
Se le mie parole non fossero arrivate sui giornali e sulle tv più importanti, non ci sarebbe stato nessun problema.
L'obiettivo di questo incontro è far capire che queste non sono storie particolari, sono storie universali."
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Se questa è la sua mission oggi, ieri sera ospite da Fazio, Saviano ha fatto centro: ha catturato la mia attenzione e nonostante le richieste dei bambini non ho staccato gli occhi dallo schermo.
Il suo "raccontare la verità" attraverso l'interpretazione dei titoli dei giornali; il testimoniare con fotografie come in quei luoghi si muore a sedici anni se si ha un lavoro legale così come se il lavoro è illegale; i bambini in prima fila difronte al corpo di un morto dal volto insanguinato testimonianza della guerra in corso...
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Saviano "non vive da tre anni" in luoghi segreti e sempre protetto dalla scorta per quello che ha scritto e comunica. Ma è deciso a non mollare e rifarebbe la stessa scelta, una scelta difficilissima.
Lo ammiro e stimo ma non avrei saputo cosa dire per incoraggiarlo a continuare, per domostrargli il mio sostegno.
Ci ha pensato David Grossman, ospite della seconda parte della trasmissione, gli ha suggerito "Io se scrivo sono libero. Riprendi un po' di controllo sulla tua vita, scrivere è un buon esercizio"
Il consiglio più semplice, il consiglio che mi sentii ripetere spesso prima di aprire il blog, un consiglio che io stessa propino.
La scrittura è una vera terapia. Aiuta a riflettere, a ritrovare se stessi, la propria dimensione, il proprio equilibrio. Scrivere non è un modo per isolarsi dal mondo, ma per comunicare con se stessi e con chi ci circonda.
Scrivere della Sua prigionia forzata, della scorta, del modo di comunicare con il mondo da dietro un bunker, scrivere di quello che gli pare. Se le Sue parole saranno riuscite a smuovere certi equilibri economico-politici, ci regalerà un altro capolavoro letterario.
Scrivi Saviano scrivi!

venerdì 6 marzo 2009

Non vi lascerò orfani

Mi ero persa l’intervista di Fazio a Daria Bignardi, poi un amico ha scritto un postarello interessante che commentai “Le parole sono bellissime, fanno riflettere e mi offrono un altro spunto per una lettura... anche se in questo momento vorrei suggerimenti su una lettura leggera leggera.”
Il giorno successivo ne abbiamo parlato, ho comperato il libro, l’ho letto e solo ieri ho guardato l’intervista televisiva.
Il libro si legge in due giorni ma non è una lettura di quelle che passano e dimentichi in fretta.
Rimane dentro la storia di Daria, della sua famiglia: alcuni avi illustri e persino un santo, la madre Giannarosa che può vantare sangue blu ma che fa l'insegnate, il padre Ludovico che trascorre tutti i mercoledì sera con gli amici in montagna, nonni, zii, cugini e le loro vite e poi la morte, l’amore e tutti i sentimenti che riaffiorano dai ricordi.
Rimane dentro la voglia di pensare alla propria vita: di riflettere sul passato e sul presente. Viene voglia di alzare il telefono e dire: "Pronto mamma come stai?" anche se conosci la risposta e il tono con cui risponderà; di andare a trovare una zia che non vedi da tempo, di portare i bambini perché la vita è ora e del doman non c’è certezza; di riprendere la cassetta delle lettere in cui conservi tutto: i biglietti d'auguri, le lettere delle amiche e quella di Nonna Anna, un articolo di giornale che parla di Guido che se n’è andato troppo presto…

Un libro da leggere!