mercoledì 27 maggio 2026

Isole Eolie: PANAREA e VULCANO – La sciara del Fuoco- 27 Maggio 2026

Ore 11:00 ritrovo al porto di Marina Corta nuovamente con Ulisse 1, la barca e l’equipaggio che già ci aveva accompagnato a Salina. Partiamo tardi rispetto agli altri giorni perché il cuore della escursione sarà questa sera, in mare, alla ricerca di qualche bagliore vulcanico.

Giuseppe, la nostra guida de “https://www.leisoleditalia.com/” ci raggiunge al porto con il “pranzo al sacco” che consumeremo durante il tragitto in barca di poco meno di un’ora. Per la sera invece è prevista pasta con  tonno prodotto e cucinato da Salvatore, il capitano della barca, che scopriremo essere anche un ottimo cuoco.

La gita a Panarea e Stromboli offre un'immersione profonda nella storia geologica e umana delle Isole Eolie.

PANAREA è la più piccola isola dell’arcipelago, con una superficie di soli 3Km quadrati. Si snoda tra un’unica spiaggetta di sabbia, Cala degli Zimmari e il promontorio di Milazzese, con pareti a strapiombo sul mare dove si insediarono anticamente popolazioni provenienti dal Sud Italia che trovarono rifugio e riparo in questa fortezza naturale dalle pareti ripide e inaccessibili. C’era solo piccolo e stretto accesso da terra che è lo stesso che oggi permette di arrivare al villaggio e che era sicuramente difeso da un muro.


L’isola è circondata da isolotti che sono i resti emersi di un unico, vasto edificio vulcanico sottomarino ancora attivo. Tra questi spiccano:

  • Basiluzzo: l'isolotto più grande che si vede in direzione dello Stromboli.
  • Dattilo: caratterizzato da una forma angolare e colori accesi (giallo, ocra, rosso) dovuti all'attività fumarolica.
  • Lisca Bianca, Bottaro e Lisca Nera: resti di un altro edificio vulcanico che, sebbene creduto inattivo, nel 2002 ha dato vita a un'intensa esplosione sottomarina di gas. Ancora oggi sono visibili fumarole che risalgono da circa 20 metri di profondità.

Oggi Panarea è molto turistica, un vero gioiellino, ma la stagione turistica dura pochi mesi l’anno da giugno a settembre. Nella nostra breve passeggiata che dal porto ci porta alla Chisa di San Pietro vediamo case curatissime, alberghi, ristoranti, negozi lussuosi e dai prezzi poco accessibili e risulta difficile credere che tutto questo per la maggior parte dell’anno resti chiuso ma Giuseppe, la nostra guida, ci conferma che è proprio così. Ad ottobre l’isola torna ad essere solo la casa di un centinaio di abitanti residenti anche d’inverno.

Uno dei problemi di quest’isola è proprio il rapporto tra gli abitanti “veri” e i proprietari di seconde lussuose case sull’isola che la considerano come il loro villaggio e impediscono di fare interventi strutturali che potrebbero giovare all’isola stessa. Un esempio è proprio la costruzione di un dissalatore che manca in quasi tutte le isole ad eccezione di Lipari e Vulcano. Da un lato è vero che è difficile trovare un luogo dove costruirlo vista la superficie molto ridotta dell’isola, dall’altro i principali oppositori sono proprio i proprietari di seconde case che sono contrari alla costruzione perché il rumore dello stesso disturba la loro quiete. E così la gestione dell’acqua è lasciata alle navi che riforniscono l’isola e in parte alle cisterne domestiche: l’acqua piovana viene prima raccolta sui tetti piatti delle case e poi convogliata tramite un tubo detto "battisera" nelle cisterne poste sotto i terrazzi. Uso e al contempo ricordo di un metodo che dal Neolitico fino agli anni '50 costituiva l’unica fonte di acqua disponibile sull’isola.

Lasciamo la ricca Panarea per STROMBOLI.

Inutile negarlo, il desiderio di ognuno di noi è vedere da vicino questo vulcano, alto 900 metri la cui attività "stromboliana" continua da almeno 2000 anni.

Il nostro trekking panoramico parte dal porto, attraversiamo il paese fino alla piazza di San Vincenzo per imboccare un sentiero che ci conduce a un punto di osservazione sulla Sciara del Fuoco, a circa 290 metri di quota.

Fa molto caldo! Purtroppo, le disposizioni della amministrazione comunale contingentano l’accesso all’Isola con disposizioni alquanto discutibili. Alcuni giorni sono dedicati all’accesso delle barche provenienti dalla Calabria, altri giorni dalla Silicia cui appartiene anche l’Arcipelago delle Eolie. La disposizione non discrimina in base alle dimensioni delle imbarcazioni per cui un aliscafo che trasporta poche persone è soggetto alla stessa normativa delle navi da crociera. Inoltre, tutte le imbarcazioni devono lasciare il porto entro le 19:30. Queste le regole ma noi vogliamo vedere e sentire il vulcano per cui incuranti del sole iniziamo a salire nelle ore più calde della giornata.

Sotto i nostri piedi il vulcano, tutto intorno un mare meraviglioso da cui emerge Strombolicchio: un isolotto che rappresenta la parte più antica di Stromboli (circa 200.000 anni fa). È un collo vulcanico, ovvero il torsolo di lava solidificata rimasto dopo l'erosione del cono esterno. Sulla sua sommità, spianata dalla marina militare, si trova un faro ancora attivo. Su di esso vive la rara lucertola delle Eolie (Podarcis raffonei), una lucertola nera che vive solo qui e in pochi altri isolotti dell’arcipelago.

Saliamo all’interno di una fitta vegetazione di eriche, ginestre e altri arbusti, a tratti però compaiono ancora i resti di eriche bruciate e Giuseppe ci spiega che nel 2022 l'isola ha dovuto affrontare una grande sfida ambientale: un incendio durante le riprese di una fiction televisiva devastò la vegetazione, portando successivamente a gravi alluvioni di fango, poiché la montagna non aveva più la protezione delle piante e la pioggia trascinava tutto a valle. Nonostante ciò, la natura sta lentamente recuperando i suoi spazi.

Continuiamo a salire, in lontananza il belato delle tante capre selvatiche che popolano il vulcano e che di tanto in tanto rotolano giù dai pendii più alti sollevando polvere e facendoci preoccupare… qui il fumo ad alta quota significa vulcano e vedere fumo dove non dovrebbe fa temere il peggio! Giuseppe ci rassicura e ci presenta un altro animaletto che popola questo monte, uno strano coleottero nero le cui ali sono rimaste intrappolate durante l'evoluzione sotto le elitre formando un guscio rigoso, non è agile come altri coleotteri, anzi molto goffo nel muoversi… per tutto il mondo si tratta della Pimelia rugulosa, qui affettuosamente gli abitanti lo chiamano "'u zuninu" (lo zio Nino).

Man mano che ci avviciniamo alla Sciara del Fuoco il vulcano si fa sentire. L’eco delle esplosioni è forte e in poco tempo vediamo le bocche da cui fuoriesce il fumo. Non si tratta di un solo grande cratere come a Vulcano e non è in cima al monte. C'è una sorta di spiazzo 200 metri più in basso rispetto alla cima ad una quota compresa tra i 600 e i 700 metri e in questo spiazzo ci sono quattro bocche in questo momento. Da un paio di mesi due sono quelle più attive. Le bocche sparse su questa terrazza craterica, sono alimentate da un condotto che consente al magma di risalire fino in superficie partendo da una camera magmatica, che è un grande magazzino di magma a qualche chilometro di profondità. Il magma sale e dà vita all'eruzione. Ma che differenza c’è tra lo Stromboli e gli altri vulcani? Solitamente nei vulcani il magma staziona nella camera magmatica. Ogni tanto si verificano delle condizioni particolari all'interno della camera magmatica che consentono al magma di risalire e dare vita all'eruzione. Quindi il più delle volte il condotto dei vulcani, compreso quello di Vulcano, è libero, è vuoto, non c'è magma. A Stromboli invece c'è continuamente magma che risale, che ribolle in prossimità delle bocche, è sempre lì che borbotta un po'…. Di tanto in tanto questo magma viene eruttato con piccole esplosioni che generano rumore e il lancio di lapilli, ceneri… materiale piroclastico che ricade in prossimità della bocca stessa o rotola giù lungo la Sciara del Fuoco. Perché ci sono queste piccole esplosioni? Perché nella colonna di magma che risale, oltre alla roccia fusa c'è gas. Queste bolle di gas, nella parte bassa, sono tante, di piccole dimensioni e sotto pressione. Man mano che risalgono tendono a diminuire di numero, a espandersi perché la pressione esterna diminuisce, diventano bolle sempre più grandi, finché in prossimità della bocca sono talmente grandi e hanno una pressione interna più forte della pressione esterna che le comprime e quindi esplodono. Il boato che sentiamo è l'esplosione di queste enormi bolle di gas, che una volta esplose, lanciano in aria tutto quello che hanno attorno.


Questa è l'attività stromboliana, quella che continua da almeno 2000 anni. Di tanto in tanto la spinta è talmente forte, c'è talmente tanto magma che risale che trabocca e genera una piccola colata lavica che si può fermare vicino alla bocca, a metà sciara, o può fare una vera e propria colata e arrivare giù fino al mare.  Questa è la sua vita normale, questa è la normalità per gli abitanti di questa isola.

E’ successo il 6 maggio, stava per succedere ieri, e per la nostra gioia succederà anche tra qualche ora mentre saremo comodamente seduti sulla barca a guardare da distanza la forza di questo vulcano.

A pensarci bene siamo proprio strani. Abbiamo camminato per ore su un vulcano attivo sotto un caldo sole quasi estivo e arrivati alla Sciara del Fuoco ci siamo fermati mezz’ora a guardare i crateri esultando ad ogni fumata. Abbiamo trascorso la serata in barca, fermi a duecento metri dalla costa, sotto la sciara con lo sguardo fisso sulle bocche sperando che eruttassero, incuranti di un tramonto meraviglioso sul mare e con la sola preoccupazione rivolta alle nuvole che coprivano in parte il vulcano.


…e finalmente due distinte esplosioni e sulla cupa parete una colata incandescente, rosso fuoco … Indescrivibile!

 

 


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