Ci troviamo alle Isole Eolie per una settimana di Trekking di gruppo alla scoperta delle singole isole. Abbiamo prenotato affidandoci ad un Tour Operator locale “Le Isole d’Italia” fidandoci delle recensioni lette su internet e per ora la realtà supera di gran lunga le aspettative. Siamo in diciassette, diciotto con la guida, dobbiamo ancora conoscerci ma le basi di una ottima settimana in compagnia già si intravedono. Dimenticavo la nostra guida si chiama Giuseppe, è un geologo che vive il territorio, ci trasmette con chiarezza, passione e simpatia il suo sapere.
Oggi siamo a Vulcano per
visitare “Il Gran Cratere” a nord dell’isola. Giuseppe ci spiega che tutte
le isole di questo arcipelago sono di origine vulcanica e la maggior parte è
stata abitata fin dal Neolitico come Lipari e Salina o dall'Età del
Bronzo. Vulcano è l'unica a non aver avuto insediamenti “antichi”: l’attività
vulcanica costante non ha mai invogliato gli uomini a risiedere stabilmente su
quest'isola fino ai primi anni dell’800.
L’ultima eruzione risale al 1888 e ha lasciato l’isola coma la vediamo oggi. Le sue eruzioni storiche sono state prevalentemente di tipo esplosivo, caratterizzate da violente "cannonate" di materiale, palle di lava sparate dal vulcano a diversi metri d'altezza. Sono le 'bombe a crosta di pane' caratteristiche di vulcani con attività “vulcaniana”. Il nome è legato proprio a loro processo di formazione: queste palle infuocate a contatto con l’aria si raffreddarono velocemente formando una crosta che al suo interno conteneva materiale più caldo/ fluido e gas che man mano che le palle si raffreddavano, spingevano per uscire creando crepe sulla crosta. Insomma, queste rocce nere e leggerissime si presentano con crosta esterna dura crepata, croccante, e l'interno mollicoso così... come il pane di Altamura.
Ma se la storia di queste rocce ci affascina, la vista e l’olfatto sono rapiti dalle tante piante di ginestre endemiche profumatissime che accompagnano il primo tratto di percorso. Salendo qualche cespuglio di cisto a fiori bianchi e poi la vegetazione scompare lasciando il posto ad una parete dalle sfumature rosate di tufo delle Eolie. Giuseppe ci spiega che sui libri di geologia l’unico vero tufo è quello di origine vulcanica, che si forma con il compattarsi di finissime polveri: particelle che si depositano ancora calde e si ossidano a contatto con l’acqua assumendo la colorazione rosa che vediamo. Tutta la parete che ci accompagna nell’ultimo tratto si è formata così ed è rosa anche nei suoi strati più interni e profondi!
Sopra di noi il cielo è limpido e alla nostra sinistra il mare è una tavola piatta da cui emergono le isole dell’arcipelago. Una meraviglia indescrivibile che i tanti scatti non riescono a riprodurre pienamente.
Passo dopo passo arriviamo in cima, sotto di noi il cratere, la bocca del vulcano. Bocca che nella forma che vediamo oggi si è formato 5000 anni fa. Uno spettacolo affascinante e unico: lungo il crinale alla nostra sinistra chiazze giallo ocra con fumarole attive che il vento spinge lontano da noi: non possiamo avvicinarci perché hanno mediamente una temperatura di circa 250 gradi e i fumi sono tossici. Camminiamo lungo il crinale verso destra, anche qui vediamo le chiazze gialle: sono cristalli di zolfo che ricordano la presenza di fumarole ora spente. Ad ogni passo la vista del cratere cambia regalandoci ricordi indelebili.
Da quassù vediamo la penisola di Vulcanello che si allunga verso Lipari e che è comparsa intorno al 1100 quando le altre isole dell’arcipelago erano già tutte abitate. Racconti del periodo romano narrano di marinai che passando in questo luogo cominciavano a delirare, ad avere allucinazioni… era l’effetto dei gas di questo vulcano sottomarino che ha continuato ad eruttare fino ad uscire dall’acqua e successivamente ha creato l’istmo di terra che lo collega a Vulcano dove ci sono le due spiagge: la spiaggia di levante con le acque calde e la spiaggia di ponente con le sabbie nere, due spiagge che distano pochi minuti l’una dall’altra. Scherzosamente possiamo dire che Vulcanello è un vulcano che ce l’ha fatta!
La discesa è molto più rapida della salita: scendiamo affondando gli scarponi in uno strato di sabbia vulcanica sollevando intorno una gran polverone che si attacca alla pelle e ai vestiti. E’ divertente ma è proprio l’ora di un bel bagno rigenerante in mare! Evitiamo le acque sulfuree poco adatte ai classici problemi di chi non ha più trent’anni e ci godiamo il mare della spiaggia di acque nere.
Nel tardo pomeriggio la nostra
barca ci attende al porto per riportarci a Lipari. Lasciamo questa isola
magnifica con una strana sensazione di nostalgia. La gente del posto sa bene
che questo gigante in dormiveglia che dà il nome all'isola prima o poi erutterà di
nuovo. Proprio l’odore di zolfo e le
fumarole che la rendono affascinante sono un costante campanello di allarme con
cui gli abitanti del luogo convivono da sempre.
Già negli anni '90 il vulcano era talmente
attivo che erano state allestite navi per l'evacuazione. E ancora nell’agosto
del 2021. In quel periodo al porto si sentiva bruciore alla gola, qualcuno
tossiva, starnutiva: le emissioni erano molto alte. Le fumarole apparivano ovunque
generando una sorta di panico diffuso e uno stato di allerta generale. Alcuni
gatti trovati morti hanno fatto scattare i primi divieti. Le famiglie che
abitavano in prossimità del porto sono state costrette a dormire a Vulcanello,
dove non c’era attività fumarolica. Durante il giorno potevano stare in casa ma
era vietato scavare pozzi, cisterne… qualsiasi scavo era vietato.
Quell’anno tutti e tre i
parametri principali di monitoraggio dicevano: “il vulcano sta per eruttare” e
tutti gli abitanti tra ottobre a dicembre hanno convissuto con la paura. Ma
quali sono questi parametri? Attività
fumarolica intensa e con temperatura in prossimità delle bocche passata da
250 gradi a 550/570. Tremore sismico: scosse di bassa intensità ma molto
frequenti registrate dai sismografi segno che qualcosa dentro il vulcano si stava
muovendo e faceva scuotere tutta l'isola. Forma del vulcano cambiata: a
causa della pressione interna il vulcano si era gonfiato su di un fianco. Poi i
parametri sono rientrati nella norma.
A Vulcano si vive così nella
consapevolezza di vivere in un paradiso naturale di rara bellezza ma proprio il
cuore di quel paradiso è vivo e se batte troppo forte può fare male.


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