Oggi è il martedì grasso, l’unico giorno del carnevale che accomuna l’italica festa alla medesima chiamata ambrosiana. Mentre per il resto del Paese il giovedì, il venerdì e anche il sabato grasso sono già un ricordo, per l’ambrosiano popolo “en fest da venì" (devono ancora arrivare).
In attesa dei nostri bagordi, siamo andati a sbirciare un poco fuori porta e mentre scrivo ho già nostalgia di una battaglia che si disputerà tra poche ore e di cui siamo stati spettatori e protagonisti domenica scorsa.
La battaglia delle arance si ripete infatti per tre giorni consecutivi: la domenica il primo combattimento e il martedì l’epilogo.
Se volete informazioni, il sito ufficiale del carnevale di Ivrea descrive tutto: la storia, la battaglia delle arance, la mugnaia e gli altri personaggi, la fagiolata, dedica anche parecchio spazio alle fotografie e vi alletterà se non per questo pomeriggio per il prossimo anno.
Per me e Antonio era la terza presenza: la prima anni fa su invito di un collega naturalizzato eporediese, la seconda quattro anni fa con un affiatato gruppo di amici e poi domenica con zia Lu, il fidanzato di zia e i figli.
In attesa dei nostri bagordi, siamo andati a sbirciare un poco fuori porta e mentre scrivo ho già nostalgia di una battaglia che si disputerà tra poche ore e di cui siamo stati spettatori e protagonisti domenica scorsa.
La battaglia delle arance si ripete infatti per tre giorni consecutivi: la domenica il primo combattimento e il martedì l’epilogo.
Se volete informazioni, il sito ufficiale del carnevale di Ivrea descrive tutto: la storia, la battaglia delle arance, la mugnaia e gli altri personaggi, la fagiolata, dedica anche parecchio spazio alle fotografie e vi alletterà se non per questo pomeriggio per il prossimo anno.
Per me e Antonio era la terza presenza: la prima anni fa su invito di un collega naturalizzato eporediese, la seconda quattro anni fa con un affiatato gruppo di amici e poi domenica con zia Lu, il fidanzato di zia e i figli.
Mi colpiscono sempre gli improvvisati banchetti che vendono cappelli, rigorosamente rossi e dalle forme più strane, tra le quali domina incontrastata il “Berretto Frigio” chiamato anche “Calza” per la sua forma e per la comune tecnica manifatturiera. Devi acquistarlo: è simbolo di libertà e di rivolta contro le oppressioni, esprime la tua partecipazione attiva alla manifestazione, ti introduce subito nell'atmosfera carnascialesca, dà allegria e ti mette in salvo dalle arance!
Poi la passeggiata mattutina tra le piazze. Piazze illuminate dal sole, pulite. Gli edifici che le circondano sono ricoperti da alte reti e protezioni metalliche lungo tutte le pareti; i bar che si affacciano sulle piazze o che trovi lungo le vie di accesso alle stesse hanno pavimenti e banconi rivestiti con tavole di legno perfettamente incastrate l’una accanto all’altra: un abito perfetto a protezione degli interni. Lungo i lati della piazza, loro, le protagoniste: migliaia di arance in cassette di legno ordinatamente accatastate e protette da rudi guardiani.
Se ci sei già stato, ti soffermi a guardare quelle piazze più a lungo: già sai che di lì a qualche ora saranno simili a grossi frantoi colmi di succo d’arancia e bucce, venti trenta centimetri di poltiglia ricoprirà tutto.
Incomincia la battaglia delle arance. Le due volte precedenti avevamo seguito i combattimenti nelle varie piazze e qualche arancia abusiva fuori dalle reti di protezione, cappello rosso in tasca, l’avevo lanciata anche io e qualcuna ne avevo presa. Quest’anno abbiamo osservato i combattimenti tra le guardie del tiranno sui carri e gli aranceri (il popolo) sotto, mantenendo qualche metro di distanza. L’unica piazza in cui abbiamo dato spazio al nostro entusiasmo era quella dedicata ai piccoli: bambini di sei/dieci anni che imparano sul campo la tecnica del lancio. Anche Marco ha voluto provare, si è tolto il cappello e arrivato in prima linea ha lanciato la sua arancia. Un lancio che ha permesso alla sfortunata di rotolare qualche metro più avanti e di finire schiacciata sotto gli zoccoli di un cavallo e che nella sua descrizione: "ho lanciato fottissimo e ho colpito il cavallo che si è messo a correre”. L’unico centro è stato la mia spalla esposta ai proiettili vaganti mentre cercavo di proteggerlo. Luca durante la battaglia, dormiva. Fortunatamente, perché vista la sua passione incontenibile per arance e mandarini temevamo il peggio: che è arrivato sì ma era quasi ora di ripartire!
.
Una camminata lungo le sponde della Dora Baltea in un primo pomeriggio quasi primaverile. Alla nostra destra il fiume che scorre lento trasportando a valle le prime arance cadute in battaglia. A sinistra una fiumana di cappelli rossi che con la stessa lentezza del fiume si trascina su un altro campo di battaglia, forse il più grande, quasi fuori dal centro storico.