giovedì 28 maggio 2026

Isole Eolie: ALICUDI e FILICUDI -A spasso nel tempo- 28 Maggio 2026

Ore nove ritrovo al Porto di Marina Corta di Lipari. Giuseppe, la nostra guida de https://www.leisoleditalia.com/, ci aspetta. L’escursione di oggi ci porterà ad Alicudi e Felicudi, due vulcani ormai spenti.

Anche queste isole come tutte le altre ad eccezione dei comuni di Salina fanno parte del comune di Lipari. Eppure Lipari è molto lontana. L’Aliante, la barca che domenica ci aveva accompagnato a Vulcano, ci conduce ad Alicudi in quasi due ore di navigazione, due ore di mare calmo e piatto. Inimmaginabile come sarebbe con il mare in burrasca!

Prima di arrivare al porto incrociamo “La Canna”, un faraglione alto 71 metri definito anche "urlo di roccia" per le inquietanti pareti alte come palazzi e sottili come cipressi. Nonostante l’aspetto inospitale, l’isolotto ospita il falco della regina e le lucertole delle Eolie. Poco più avanti la Grotta del Bue Marino dove un signore incurante dei divieti e delle salatissime multe, faceva tranquillamente il bagno.

Eccoci! ALICUDI appare come un cono vulcanico in parte collassato, simile a Stromboli. Qui l’uomo ha saputo abitare solo una piccola fetta del territorio. Il versante opposto è selvaggio e inaccessibile, con canaloni profondi a strapiombo sul mare.

Anticamente il paese era posto in alto, lontano dal mare e dai rischi e pericoli che comportava. Oggi nonostante la parte alta sia ancora abitata, molti sono scesi vicino al porto. Molti abitanti? Più o meno… La popolazione è esigua, si contano circa 60 persone che inizialmente possono sembrare chiuse o prevenute verso i visitatori. Tuttavia, Giuseppe ci conferma che una volta superata la diffidenza iniziale, gli alicudani si dimostrano estremamente aperti ed ospitali.

Ma bisogna capire cosa significa vivere qui per conoscere chi ha scelto questa vita. Vivere ad Alicudi richiede programmazione e spirito di sacrificio.

  • Non esistono strade rotabili. La vita si sviluppa lungo ripide scalinate di pietra; tutto ciò che serve per la vita di ogni giorno deve essere portato su e giù a spalla o tramite l’unico mezzo di trasporto disponibile: il mulo.
  • Non c’è gas metano per cui gli abitanti devono fare scorte di bombole a gas ogni volta che la nave che le trasporta passa e la nave passa solo una o due volte l’anno! Per questo l’isola è scherzosamente chiamata l’”isola delle bombole” come testimonia anche la quantità delle stesse stipate all’aperto vicino alla panchina del porto. In questo momento ci sono circa un terzo delle bombole vuote che ci saranno all’arrivo del nuovo carico.

  • L'acqua frizzante arriva con un camioncino e l'addetto impiega una intera giornata solo per scaricare le casse prima di riprendere la nave e lasciare l’isola. Ma il camioncino si ferma al porto, poi l’acqua deve arrivare nelle case e… c’è sempre solo il mulo o la forza delle braccia. Ma perché quella frizzante? Quella naturale si trova più facilmente anche se la gestione idrica è complessa. Molti usano ancora l'acqua piovana stipata nelle cisterne, ma la maggior parte dell'approvvigionamento dipende dalle navi cisterna inviate dalla Regione. Sarebbe molto più economico costruire un dissalatore ma anche in questo caso come a Panarea gli abitanti delle seconde case sono contrari per timore dell'impatto acustico/ambientale e trovano sempre qualche cavillo legale per impedire agli alicudani di costruire quello che renderebbe più semplice la loro vita quotidiana.
  • I servizi essenziali e scontati per noi qui sono una conquista. L'Ufficio Postale, ad esempio, un tempo era situato in alto, oggi è più vicino al porto, ma resta comunque una sede difficile: spesso vengono mandati qui come postini giovani neo-assunti di Lipari, una sorta di "gavetta" nell’affrontare le faticose consegne a piedi tra i gradini. Anche la scuola è un simbolo di resistenza: per anni è rimasta aperta anche quando non c'erano alunni grazie a una biblioteca fondata con i libri lasciati dal giornalista Franco Scaglia. Attualmente è frequentata da tre bambini della scuola materna.

In questa situazione il confine tra pubblico e privato è sfumato. Non essendoci ristoranti convenzionali (tranne un bar aperto d'estate), gli abitanti offrono spesso ospitalità nelle proprie case, cucinando per i turisti su prenotazione; un modo non solo per integrare il reddito ma anche per socializzare. Oltre alla pesca e al turismo, l’edilizia è l’attività principale, specialmente in autunno, quando i residenti si dedicano a ristrutturare le case, un passatempo che serve anche a combattere la solitudine invernale.

Riprendiamo la barca, direzione FILICUDI.  

Dalla barca ci appare Capo Graziano: un antico duomo vulcanico interamente terrazzato che domina la baia del porto. L'opera di terrazzamento è iniziata nel 1700 ed è durata fino alla prima metà del 1900. Giunti al porto dovremmo salire sul promontorio per raggiungere i resti di un antico villaggio preistorico ma fa caldo, molto caldo e la spiaggia sassosa poco distante dal porto è decisamente più invitante.

Giuseppe ci permette un cambio di programma: visitiamo un villaggio preistorico più accessibile, vista mare e poi liberi!

Il villaggio risale a circa 4.000 anni fa, all'età del bronzo. I contadini del passato utilizzarono ciottoli levigati per costruire i muretti a secco e le capanne di cui vediamo i resti. I ciottoli erano il materiale che trovavano sulla riva, derivati dalle eruzioni vulcaniche e levigati dal mare. Il sito rivela una civiltà avanzata che coltivava la vite e occupava una posizione strategica per i commerci marittimi nel Mediterraneo. Le ceramiche ritrovate suggeriscono che questi abitanti avessero origini egee, distinguendosi nettamente dalle culture dell'Italia meridionale presenti sulle altre isole vicine. Tra i reperti più preziosi spicca una tazza decorata, considerata un pezzo unico per la narrazione visiva che offre sulla vita di quel periodo.

E poi liberi! La spiaggia di Filicudi è una delle più belle e accessibili che abbiamo visto in questi giorni. Grossi ciottoli bagnati da un’acqua cristallina e fresca. Un ottimo ristoro prima di riprendere la barca che ci riporta a Lipari.


Ma la giornata non è ancora finita. Manca ancora la degustazione presso l’Enoteca Paone: pane cunzato e ottimo vino tra cui il Malvasia delle Lipari. Ad un tratto la scritta sotto il bicchiere inizia a girare in modo elicoidale… scoppiamo a ridere… e... il vino!




Nessun commento:

Posta un commento