Siamo al terzo giorno ed è ora di conoscere meglio Lipari, l’isola che ospita. Giuseppe, la nostra guida de “Le isole di Italia”, è nato e vive a Lipari. Lo conosciamo da tre giorni, sappiamo con quanta professionalità e passione ci trasporta dentro la storia e la vita delle Eolie. Qui gioca in casa, questa è la sua isola, conosce tutti e arricchisce le spiegazioni storiche e scientifiche del luogo con aneddoti e usanze che incantano.
Oggi il nostro percorso ci porta a conoscere la costa sud-occidentale dell’Isola: saliamo dal porto di Marina Corta fino al Monte Gallina, uno dei duomi vulcanici dell’isola. I duomi sono ammassi di lava viscosa e ricca di silice che si sono accumulati attorno alle bocche eruttive senza generare colate vere e proprie. Parliamo di un periodo che va da 45.000 a 15.000 anni fa. Il percorso offre panorami mozzafiato sulle falesie fino all'osservatorio geofisico dell'INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia).
Impariamo a conoscere Lipari è la sua storia di fuoco, di
mare e di una resilienza millenaria che ha trasformato uno scoglio vulcanico in
un crocevia del Mediterraneo.
I primi insediamenti risalgono a circa 6500 anni fa, quando i
primi coloni giunsero dalla Sicilia su imbarcazioni di fortuna, probabilmente
semplici tronchi scavati e si fermarono nel Nord dell’Isola. Nonostante la
terra fosse inospitale e dominata da vulcani attivi, quegli uomini decisero di
restare per sfruttare un tesoro prezioso: l'ossidiana, una pietra nera e
lucida, soprannominata l'oro nero del Neolitico, il "top di gamma"
dell'epoca. Con questa pietra facile da lavorare sul posto, venivano prodotti utensili
per usi quotidiani: lame, coltelli e raschietti che venivano poi utilizzati come
merce di scambio e di mano in mano si diffusero in tutto il Mediterraneo (Francia,
Malta).
Altro periodo importante per la storia dell’isola è il
periodo greco che riale al 560 A.C. Lipari divenne città di incredibile ricchezza,
il tutto è testimoniato dai reperti che il mare ci ha restituito. Un mare che
nascondeva insidie per le imbarcazioni in arrivo sull’isola: le secche e gli
scogli causarono numerosi naufragi lasciando sui fondali interi carichi di anfore
contenenti oggetti preziosi e all’avanguardia per il periodo (bambole con gli
arti snodabili…) alcuni dei quali li possiamo ammirare nel museo cittadino,
altri restano lì nelle profondità del mare.
Ma arriviamo ai periodi più recenti: fino a poco più di un
secolo fa, la vita quotidiana sull'isola era fatta di isolamento e fatiche
estenuanti. Era una civiltà contadina, isolata, anche il muoversi da una
contrada all'altra era complicato. In questo periodo, le donne erano il vero
motore dell'economia: spesso gli uomini emigravano verso l'Australia o le
Americhe in cerca di fortuna e le donne restavano a casa ad accudire i figli e
per provvedere al loro sostentamento. In attesa delle fortune da oltre oceano,
si organizzavano per sopravvivere: uscivano a pescare di notte su piccoli gozzi
a remi, per poi correre a lavorare nei campi all'alba.
Non era un popolo di pescatori, c'erano delle persone che uscivano a pesca per la sopravvivenza. La pesca si sviluppa con l’arrivo di alcuni pescatori con i relativi pescherecci provenienti da Catania che decisero di fermarsi stabilmente sull’isola con tutte le loro famiglie nella zona oggi occupata dal Castello e dal Porto di Marina Lunga.
Il Novecento vede poi nuovamente Lipari protagonista quando fu
scelta per il confino politico. Proprio in quegli anni nacque una delle storie
più improbabili dell'isola: l'amicizia (o forse l'amore) tra Edda Ciano
Mussolini, figlia del Duce mandata al confino, e Leonida Bongiorno, un ex
partigiano comunista. I due trascorrevano le giornate leggendo l'Odissea tra i
faraglioni, e Leonida, anni dopo, eresse un muretto in memoria di quel legame
che aveva superato ogni barriera politica.
Oggi Lipari continua a vivere tra i fumi delle fumarole di Vulcano e il profumo della Malvasia. È una terra dove il cappero cresce con orgoglio tra le rocce aride, senza bisogno d'acqua, traendo forza proprio da quella natura vulcanica che, millenni fa, convinse i primi uomini a fermarsi.
PS: Degustazione di dolci tipici dell'Isola presso Bar D'Ambra: fantastici i Nacatuli, dolci tipici natalizi (pasticcini di frolla siciliana aromatizzati con vino Malvasia e farciti con un ripieno di mandorle, zucchero, cannella e agrumi)
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