Mi è arrivata un’altra telefonata dalle sfere romane, la terza da quell’ormai famoso 23 dicembre: non erano i miei capi, era ancora Z. che voleva aggiornarmi sulla sua vita.
Z. è una ragazza simpatica ed estroversa, in altre circostanze potremmo anche diventare amiche, amiche vere non solo su Facebook. Ma le circostanze non sono "altre", per ora.
Abbiamo parlato un po' e per concludere in cinque minuti una chiacchierata di quasi venti mi ha detto che si dovrebbe scrivere ancora qualcosa.
Z. è una ragazza simpatica ed estroversa, in altre circostanze potremmo anche diventare amiche, amiche vere non solo su Facebook. Ma le circostanze non sono "altre", per ora.
Abbiamo parlato un po' e per concludere in cinque minuti una chiacchierata di quasi venti mi ha detto che si dovrebbe scrivere ancora qualcosa.
"Ok" del tutto indifferente alla richiesta e rassegnata a buttare giù righe che nessuno leggerà, approverà, userà e consapevole che quel qualcosa non richiederà più di due giornate, "Ma la versione 33 della procedura inoltrata a dicembre che fine ha fatto? E la versione 1 della procedura? quella che ho scritto sperando di interpretare i vostri desiderata perché tra fai, non fai, fai altro non è facile capire su che argomento dovrei scrivere."
"A sì la procedura di dicembre, ma sai non so, non sono andata io all’incontro, dovrebbe essere stata bloccata a tempo indefinito. L’altra?! Avevo segnato qualcosa, aspetta che non trovo il foglio, dove l’ho messo!?"
"Non importa, quando vuoi."
Z. è una cara ragazza, io mi domando perché accetti di telefonarmi solo per verificare la mia presenza in ufficio. Non è un’attrice e non sa fingere: "....pronto, scusa ma qual è il tuo interno?" "Z. mi stai chiamando tu!". "A ma ci sei" "Sì ci sono, avevo disattivato il communicator ma ci sono, sono qui tutti i giorni 8:00-14:00 ricordi?" avrei voluto rispondere.
Così lei gentilmente mi chiama mentre i capi sono scomparsi.
Capi la cui lettera maiuscola è solo una regola grammaticale dopo un punto. Capi che mi hanno detto di scegliere liberamente ma che a fronte di una concreta possibilità di fuga hanno pensato che potevo essere una interessante merce di scambio perché i numeri contano e quindi “do ut des”.
Io sinceramente non capisco il perché di questa situazione e ho smesso di fare e farmi domande.
"A sì la procedura di dicembre, ma sai non so, non sono andata io all’incontro, dovrebbe essere stata bloccata a tempo indefinito. L’altra?! Avevo segnato qualcosa, aspetta che non trovo il foglio, dove l’ho messo!?"
"Non importa, quando vuoi."
Z. è una cara ragazza, io mi domando perché accetti di telefonarmi solo per verificare la mia presenza in ufficio. Non è un’attrice e non sa fingere: "....pronto, scusa ma qual è il tuo interno?" "Z. mi stai chiamando tu!". "A ma ci sei" "Sì ci sono, avevo disattivato il communicator ma ci sono, sono qui tutti i giorni 8:00-14:00 ricordi?" avrei voluto rispondere.
Così lei gentilmente mi chiama mentre i capi sono scomparsi.
Capi la cui lettera maiuscola è solo una regola grammaticale dopo un punto. Capi che mi hanno detto di scegliere liberamente ma che a fronte di una concreta possibilità di fuga hanno pensato che potevo essere una interessante merce di scambio perché i numeri contano e quindi “do ut des”.
Io sinceramente non capisco il perché di questa situazione e ho smesso di fare e farmi domande.
"Caro capo e grande capo, basta e-mail, vi parlo da qui dal mio spazio a cui forse accedete o forse no, non importa. Mi avete accennato al tema procedure, ripetendomi di scegliere liberamente; poi avete pensato ad un progetto in quel di Milano, un progetto all’interno del quale non avevo un ruolo, ero solo una presenza e inizialmente anche disposta a mettere l’orgoglio sotto i piedi, rassegnata a ripartire da zero purchè mi fosse esplicitato quello zero e non l’avete fatto; poi un database interno morto già prima che venisse proposto e infine ancora le procedure, senza nemmeno dirmelo direttamente.
Forse siete dispiaciuti anche voi per questa situazione ma francamente non mi importa. Ero incazzata, molto, ero. Sono serena e felice come sempre. Non sto aspettando voi per sorridere o vivere le mie giornate, ho altro a cui pensare."
Forse siete dispiaciuti anche voi per questa situazione ma francamente non mi importa. Ero incazzata, molto, ero. Sono serena e felice come sempre. Non sto aspettando voi per sorridere o vivere le mie giornate, ho altro a cui pensare."