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martedì 20 aprile 2010

Cara amica mia...

Cara amica mia hai ragione di non poterne più di ritrovarti sempre il mio "fondo schiena" qui sopra! :-)
Una latitanza di due settimane senza motivazioni e giustificazioni è poco "polite" direbbe la mia simpaticissima English teacher che incontro ogni martedì e giovedì mattina....
Troppo tempo ci vorrebbe per raccontare e molto di più per razionalizzare pensieri confusi e desideri contrastanti di "una mamma che lavora" a cui piace lavorare ma che fatica a mettere un freno ad una ingiustificabile dedizione alla causa aziendale; una "mamma che lavora" che vuole essere mamma e forse vorrebbero esserlo ancora una volta anche se ha quasi smesso di sperare e forse inizia a pensare che infondo va bene così.
Una mamma che vorrebbe dire di più ma si rende conto che verrebbe fraintesa ora perchè non c'è ordine nella sua testa e nel suo cuore e deve rielaborare sentimenti e sensazioni prima di prendere carta e penna.
Una mamma che oggi pomeriggio ha accompagnato i figli in ufficio per presentarli ad alcuni colleghi e quando ha chiesto loro se erano contenti si è sentita rispondere dal suo Luca: "No mamma monella, perchè venuta tardi all'asilo a prendere me! Monella mamma!"
Una mamma che deve ripartire da qui...
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A presto,
amica mia!

domenica 21 marzo 2010

Quello che da Cuba non puoi scrivere

Sto scrivendo da Cuba, ma quando pubblicherò il post sarò di nuovo a Milano. Perchè?.
Da Cuba l'accesso ad Internet è possibile tramite schede prepagate anche se l'accesso è molto lento, costoso e difficoltoso; inoltre nei pc in dotazione non si può inserire la propria pen drive per copiare un articolo già confezionato. In questi giorni ho scritto sul blog grazie ad Antonio che aveva configurato prima di partire un account mail per la pubblicazione diretta: bastava trovare qualcuno che leggesse la chiavetta e spedisse a quell'indirizzo una mail avente per subject il titolo del post e per contenuto l'articolo stesso. Ovviamente riservatezza dei contenuti zero.
E di questa Cuba non posso scrivere restando qui.
Ma se Internet è un mondo per pochi, per quei pochi che i soldi li hanno, come si può parlare di ugualitarismo? E' così vero che è un Paese in cui tutti lavorano per un salario dai 20 ai 50 pesos mensili (più o meno 17-42 euro)?
Qui nessuno nega che il salario è altro rispetto al guadagno mensile e questo anche e soprattutto grazie alle mance dei turisti. Ma quando chiedi “E chi lavora nei campi, lontano dai turisti, come sopravvive?” le risposte sono evasive e non riesci a capire. Ti ripetono che a Cuba l'istruzione e la sanità sono gratuite ed efficienti, che per ogni famiglia esiste una razione di cibo mensile data dallo Stato, che la corruzione e delinquenza non sono un problema sociale, ma tutto ciò non basta a spiegare come è possibile costruirsi una casa di proprietà, benchè spesso sia in legno e foglie di palma e sempre esente da imposte; o a comprare un frigorifero che costa quanto da noi se non di più.
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A Cuba lo Stato Socialista provvede e controlla ma chi può, cerca di "fregare" quello stesso Stato di cui a parole è fiero, come alcune guide turistiche che durante le gite incassano soldi vendendo cd, sigari e rum e consigliando di non acquistare gli stessi prodotti nelle fabbriche che vengono visitate perchè vendono a prezzo più alto. Non dimenticano però di ringraziare i turisti per il proprio tenore di vita che a quanto si vede non è dovuto alle sole mance! O ancora il tassista che si apposta ogni giorno dentro la reception dell'hotel e offre ai turisti le sue promozioni: il prezzo è lo stesso dei colleghi ma lui parla francese e inglese e si propone anche come guida turistica. Stabilito l'accordo, informa i clienti che è meglio incontrarsi nella via laterale all'hotel in modo da non essere visto dai colleghi che, abbiamo scoperto poi, avrebbero una priorità di partenza stabilita. La corsa non viene registrata e lungo la prima parte del tragitto una serie di segnali gli garantiscono che nessuno si è accorto di nulla. Lui promuove sè stesso, dice, quando cerchi di fare qualche domanda, gli altri no. Tutto QUASI regolare in un'ottica di libera concorrenza, ma se il mercato qui non esiste, se lui davvero non guadagna in base al numero di corse?! Il sospetto che il guadagno sia in buona parte se non tutto "in nero" c'è. Non a caso si sente ripetere spesso “tutto il mondo è Paese”.
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Questo è quello che da Cuba non puoi scrivere, non se per pubblicare chiedi un favore a un cubano che lavora per lo Stato.
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Cuba è anche altro. L'altro giorno stavo aspettando Antonio che era in coda all'Ufficio Cambi. Mi si è avvicinata una ragazza molto bella che aveva con sé la figlia di sei anni. Lei di anni ne ha 22 e il suo fidanzato straniero 72; stanno insieme da quattro anni, ovviamente lui non la porta in Italia dove è regolarmente sposato e anche quando viene a Cuba devono essere registrati in due hotel diversi perchè la differenza di età supera i dieci anni. Lei preferirebbe un compagno più giovane, ma quello ha trovato. Questa è la Cuba in cui il denaro consente di comperare le persone, la loro dignità, ma questo succede ovunque ci sia povertà, anche ai margini del nostro benestante Paese. E forse è meno peggio di altrove dove per denaro si vende molto più della dignità.
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Ovvio che questi sono alcuni aspetti di Cuba più o meno marginali, ovvio che il fascino di Cuba almeno per noi era altrove: Cuba è gente allegra, cordiale che sta seduta sull'uscio di casa e ti saluta quando passi in bicicletta e non lo fa solo nella speranza di un pesos o perchè pensa che tu sia la moglie straniera di un cubano: e sì Antonio dopo dieci giorni di sole è il fratello di Che Guevara! Cuba è colore, allegria, musica, ballo, voglia di vivere. Cuba è un mare da sogno, un cielo limpido di giorno e stellato di notte e anche se da queste parti dicono che questo inverno è più rigido del solito, a noi qualche giornata nuvolosa non è sembrata tanto grigia. Ma di tutto questo si può parlare anche da qui.


giovedì 21 gennaio 2010

Padri

Con loro parli principalmente di lavoro. Ti capita anche di scherzare e non disdegni qualche battutata sulle "prestazioni" e la "durata". Loro sono i tuoi colleghi, uomini, in carriera, spesso lontani da casa perchè in trasferta.
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Poi li vedi collegati al pc a tarda sera, pensi di augurare la buona notte, ti fermi a chattare dei tuoi bambini che si sono addormentati da poco e scopri la loro tristezza per non essere a casa, accanto ai propri figli.
Scopri che al di là della carriera, della dedizione al lavoro c'è una dimensione che prevale e forse è anche per questo che il nuovo ufficio ti piace ogni giorno di più.

lunedì 28 dicembre 2009

Per fortuna non ha la slitta!

Un robot trasformer grande e quattro auto robot trasformer piccole, una confezione di lego, una macchina in legno da costruire, Saetta Mac Queen piccola, Saetta Mac Queen grande, Crichetto, Dottor Hudson, un camion per il trasporto di auto con le auto da trasportare, i modellini della moto di Valentino e Stoner, due palle per saltare, un gattino, un papero e due zainetti di peluches, due Sapientino scuola a dimostrazione che la Clementoni non è migliore della Lisciani Giochi, un camion dei pompieri dalle dimesioni quasi reali con tanto di sirena e pompa dell'acqua funzionante, due confezioni di Happy Mais, la valigetta con didò di Handy Mandy, un computerino di Winnie de Pooh, due confezioni di pennarelli, due folletti da appendere all'albero di Natale, un mini bowling con birilli e palla in stoffa, un penny in oro come portafortuna, due tazze per il latte, due pigiamini, due maglioncini blu.
"Mamma ma quanto è grande la slitta di Babbo Natale? dove li mette tutti i giochi che trasporta?"
"Babbo Natale ha una slitta grande e magica, c'è spazio per tutti i giochi. E fuori onda aggiungo Babbo Natale con la vecchiaia deve essere pure impazzito visto che l'elenco sopra non si riferisce alle consegne fatte in città, nel quartiere o nel condominio; gli unici destinatari erano due bambini non più meritevoli di altri nè meno, due bambini che hanno avuto un Natale talmente ricco di doni che quasi mi vergogno a raccontare, due bambini che rispondono di avere ricevuto solo regali perchè l'elenco è troppo lungo per poter essere memorizzato, due bambini che quando vedono qualcuno arrivare in casa chiedono cosa abbia portato loro perchè la normalità è ricevere sempre qualcosa e questa normalità porta ad una imbarazzante maleducazione che fatico a recuperare."
"Mamma ma io preferisco la Befana a Babbo Natale?"
"Perchè?"
"Perchè mi porterà le caramelle a forma di piedini."
"Lo dicevo io che non hai più nulla da desiderare se non le buone vecchie caramelle!"
"Ma mamma se vola su una scopa, dove mette le calze la Befana? Mica ha la slitta lei?"
"Ha un sacco grande grande che porta in spalla, dentro ci sono calze leggere con qualche caramella... e per fortuna almeno lei non ha la slitta!"

mercoledì 23 dicembre 2009

Effetti collaterali

Ci sono giorni in cui ti senti triste, vorresti chiuderti in te stessa e non dover affrontare il mondo ma non puoi e allori sfoderi il tuo sorriso migliore e vai avanti. Hai tutto quello che potresti chiedere alla vita, ma non sei tranquillla; qualcosa si agita dentro di te, ruggisce, vorrebbe uscire ma non ci riesce. Ti scopri irritabile e scontrosa con chi più ami, ti scopri intollerante come raramente ti capita, ti scopri stanca e vorresti solo riuscire a coricarti serena.
Ma quella fetta di panettone di troppo potevi evitarla!

martedì 1 dicembre 2009

C'è, purtroppo.

C'è la signora che aspetta con la mano aperta e il viso supplicante sull'uscio della chiesetta dedicata alla Madonna, chiede qualche centesimo per poter sfamare i suoi bambini.
C'è il signore che dorme su una panchina in pietra avvolto in una coperta di lana. Accanto a lui un sacchetto del supermercato usato come valigia e un bicchiere in plastica colmo di vino.
C'è l'immigrato che non parla italiano, sta ad un angolo della strada, si avvicina ai passanti con discrezione, regge un biglietto scritto da altri "Non parlo italiano, ho fame, aiutatemi. Grazie".
C'è il ragazzo africano di via Dante, in mano qualche libro che parla dell'Africa, delle sue usanze e delle sue fiabe talvolta incomprensibili. E' il suo primo lavoro da 9 mesi, ha fame, sa che i sette euro che cerca sono solo l'equivalente di un buono pasto.
C'è un pezzo d'uomo appoggiato a terra vicino alla metropolitana. Non ha gambe, non parla, non chiede. Davanti a lui una ciotola in cui lasciare una moneta.
C'è una donna con un bimbo attaccato al seno, il suo compagno suona la fisarmonica mentre il bimbo grande passa rapido tra i passeggeri del vagone cercando una moneta per il suo bicchiere di coca-cola usato.
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Cairoli, Cordusio, Duomo: non dovrebbe essere il cuore di Milano, la zona del lusso, dello shopping, degli affari? Non si avvicina il Natale anche per loro?

martedì 3 novembre 2009

Voglio la caramella che a me piace tanto....

"Mamma voglio la palla dei gormiti dell'acqua, la voglio gialla!"
"Vorrà dire che la chiederemo a Babbo Natale che tra poco arriva."
"Ma io la voglio adesso, andiamo a comperarla."
"Marco non possiamo comperare tutto quello che vedi. Lo zio te ne ha regalata una verde proprio ieri, mi pare che hai già tantissimi giochi, no?!"
"Ma io non li voglio più questi giochi, voglio solo la pallina gialla dei gormiti dell'acqua."
"Marco smettila, non comperiamo nessuna pallina. Sai che ci sono bambini che non hanno nessun gioco e non chiedono in continuazione alla loro mamma palline e gormiti?
"Ecco gli regaliamo i miei giochi e io compero la pallina gialla.... Perchè non hanno nessun gioco?"
"Perchè non tutti hanno i soldini per comperare i giocattoli. Nemmeno la mamma aveva tutti questi giochi da piccola ma era contenta comunque. Tu invece stai facendo capricci per una stupidissima pallina. Sei grande ormai!"
"Mamma sei andata a lavorare oggi?"
"Sì Marco, mi hai visto!"
"Se sei andata a lavorare ti hanno dato i soldi e allora tu i soldi per la pallina ce li hai!"
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Inizio a odiare i compleanni: i bambini ricevono sempre tanti, troppi regali. Non fanno in tempo a desiderare qualcosa che subito viene loro regalata da qualcuno. I giorni successivi le richieste aumentano. Non voglio che crescano pensando che tutto gli è dovuto e che tutto è possibile avere. Urgono provvedimenti!

martedì 29 settembre 2009

Chi si lamenta?

Risvegli notturni sempre più rari.
Sveglia all'alba.
Colazione tutti insieme.
Riassetto camere.
Biancheria stesa.
Pulizia denti.
Baci abbracci e "carezza" davanti all'ascensore.
Saluto dal finestrino del tram.
Fusione da seguire.
Procedure sparse.
Pranzo ognuno per conto suo.
Ritiro bambini
Sosta al parco.
Acquisti per la cena.
Giocattoli per la casa.
Biancheria da stirare.
Bagno con le paperelle.
Cena tutti insieme.
Ti racconto cosa ho fatto oggi.
Mi racconti cosa hai fatto oggi.
Bimbi a letto.
Ci raccontiamo cosa abbiamo fatto oggi.
Lettura libro.

Nulla di cui lamentarsi.

martedì 22 settembre 2009

Diete: "Parliamoci"

Ieri alla scuola d'infanzia hanno distribuito un opuscolo dal nome "Parliamoci". L'opuscolo, ben studiato anche nella veste grafica, altro non è che il menù del mese di settembre della scuola d'infanzia e delle scuole di grado superiore, servite dalla Milano Ristorazione.
Settimana dopo settimana, giorno dopo giorno trovo tutto quello che Marco mangerà alla materna e i consigli per la sera.
Ieri ad esempio c'era: "riso alla parmigiana, medaglioni di vitellone al forno, purè e frutta fresca di stagione".
Consiglio per la sera:"insalata di pasta, spiedini di verdure, yogurt con frutta fresca o dessert".
Menù completi e vari, iniziativa lodevole.
Ma...
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A casa nostra siamo in quattro e tutti e quattro pranziamo fuori come la maggior parte delle persone che vive e lavora a Milano. E salvo poche eccezioni temo sia così ovunque.
Cosa avrei potuto preparare per compensare il riso di Marco, la pasta di Luca, la focaccia farcita di Antonio e la mie tagliatelle?
Non dite gli gnocchi perchè non avevo le patate!

venerdì 28 agosto 2009

Risalite

Me ne sto con i piedi in acqua e guardo le onde disegnare montagne sulla spiaggia, cime subito assorbite dal sole. Sposto lo sguardo sul castello di sabbia che abbiamo fatto ore prima: il mare ha superato le mure difensive ed è quasi arrivato alle torri.

Oltre il bagnasciuga ci sono i miei figli che giocano e camminano sulla spiaggia: come ogni anno scoprono quanto possa essere divertente rotolarsi nella sabbia e saltare i cavalloni quando è ormai ora di partire.

E ci sono quei tre fratelli poco distanti, dodici anni circa. Il più piccolo è seduto sul bagnasciuga e gli altri due gli stanno riempiendo il costume di sabbia... ridono e poi lasciano che l'acqua del mare rubi quella cellulite in eccesso.

Decidere.
Figlio o lavoro? Forse quel terzo figlio non arriverà mai, ma non sarò io a dire no.

venerdì 14 agosto 2009

Fine di un ghetto?

Da qualche giorno si parla del Ghetto di Milano, del fortino della droga, del covo delle armi, de "le case" nella periferia Nord di Milano su Viale Testi in cui pitbull e bambini di 8 e 9 anni vengono usati come sentinelle per tener lontani o avvisare nel caso si presentassero poliziotti o carabinieri.
Non è storia recente. Renato, un amico che a Milano è nato, ci parlava di queste case già molti anni fa. Lui fotografo di professione aveva avuto l'incarico per un servizio fotografico proprio lì ed era arrivato dalla sposa scortato, nessuno poteva entrare se non "conosciuto".
Si dà il caso che io abiti sulla stessa via, qualche chilometro più giù.
Questa mattina, l'ultima da pendolare Erba-Milano, imboccavo viale Testi con Antonio: prima un elicottero che girava sopra le nostre teste, poi tanta gente affacciata ai balconi e infine il blitz. C'erano più di trenta - quaranta polizziotti in piedi davanti ai condomini, pattuglie, pulmini, auto dei carabinieri, poco più giù un altro elicottero presidiava viale Zara.
Sembrava la scena di un film ma nei film la notizia di un probabile intervento viene tenuta segreta non pubblicata sui giornali giorni prima e poi in genere c'è un lieto fine, il cattivo viene arrrestato e si ristabilisce l'ordine e la giustizia.
Sarà così? Servirà a qualcosa? O come temo "morto un papa se ne fa un altro".
Tra qualche anno non potrò impedire ai miei figli di prendere la bicicletta e pedalare, quattro chilometri non sono molti.

mercoledì 5 agosto 2009

Ad Agosto

Sveglia all'alba, veloce colazione e poi in macchina da casa dei nonni fino alla porta dell'ufficio. Un po' di lavoro e poi di nuovo in auto dalla porta dell'ufficio a casa dei nonni.
Considerazioni:
  • nonni e zii sono in ferie ed è possibile chiedere loro di sostituire nido e asilo per due settimane. Nonna è felicissima, nonno anche ma ha il suo orto e il suo giardino, zia Lu si ritrova due cozze attaccate per tutta la mattina che non le permettono nemmeno una doccia in solitaria, Zio Giò fugge all'alba e ritorna al tramonto.
  • Marco e Luca sono stati catapultati in un mondo incantato: hanno una altalena nuova in giardino, una piscina 120x120 in cui anche io faccio tuffi nel tardo pomeriggio, due biciclette e un intero cortile in cui sperimentare le corse (Marco) e la pedalata all'indietro (Luca), l'intera raccolta di "Master of the Universe" recentemente ritrovata in solaio e che probabilmente nessun compagno di asilo ha mai sentito nominare ma le loro mamme e i loro papà sì.
  • Antonio resta a Milano e ci raggiunge nel week end: non ha il fisico per fare "go and come back" o forse ha capito che queste sono le vere settimane di ferie: meglio godersele fino in fondo!
  • è possibile percorrere in un'ora circa una strada che per i restanti 11 mesi dell'anno ne richiede almeno tre. La scelta dell'auto è antiecologista e antiletture, ma veloce e consente di ascoltare la radio e essere informati su tutto quello che accade di importante nel mondo. So esattamente chi compie gli anni oggi e so che alle 6:45 in auto c'erano solo uomini, o almeno solo loro hanno chiamato RTL mentre erano alla guida della propria auto.
  • è bello lavorare: il telefono squilla di meno, ci si può concentrare su un tema alla volta, gli straordinari sono ridotti. Almeno questo è il ricordo degli agosti passati, purtroppo quest'anno anche Agosto è monotonamente uguale agli altri mesi.

lunedì 3 agosto 2009

Gigli, anthorium e velo da sposa

Ci siamo conosciute sui banchi di scuola in un età in cui non eravamo più bambine e nemmeno donne, siamo cresciute insieme confidandoci ogni cosa e lasciando ricordi che non si cancelleranno più: la prima vacanza da sole in montagna, le gite a Milano per Natale, Mario il mitico parrucchiere, telefonate tante e tante lettere scritte e poi ancora un litigio di cui non ricordo nemmeno il motivo.
Ci siamo ritrovate e ancora perse: vicine nel passato e lontane nel presente. Ieri e oggi: dimensioni che vanno altre lo spazio e il tempo, invadono il vissuto, le esperienze, i sentimenti.
Eppure la nostalgia di quei ricordi c'è ancora e mi sono scoperta triste: l'altare di quella piccola chiesa medioevale era ancora addobbato con gigli, anthurium bianchi e velo da sposa, c'erano ancora i segni della festa ma era troppo tardi.

lunedì 27 luglio 2009

Che fortuna!

Mary cura spesso il nipote perchè il figlio lavora lontano da casa e la nuora ha sempre molti impegni di lavoro e non solo. Mary lamenta questo suo ruolo di neo madre a 70 anni, vorrebbe essere libera e fare la nonna part time; invece le sue giornate sono scandite da ritmi che già una volta in gioventù aveva conosciuto.

Francesca ha organizzato le sue giornate in modo impeccabile. Durante la settimana i nonni si alternano nella cura dei nipoti e ove non arrivano i nonni c'è la babysitter. In questi giorni i bambini sono al mare: due mesi di vacanze per figli e genitori. Francesca spesso è vittima di sensi di colpa: nei confronti dei figli per essere assente e lontana, nei confronti di genitori e suoceri per il lavoro a tempo pieno che ha trovato loro, ma fa del suo meglio.
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Stamane Marco si è svegliato alle 4:30. Scottava, il termometro segnava 38,5. Ho pensato:"Che fortuna, mi prendo un giorno di ferie e non devo sentirmi in obbligo con nessuno!"

mercoledì 22 luglio 2009

Happy Hours - Ore Felici

Prendi un locale "IN" in Corso Como, uno di quelli in cui si organizzano Happy Hour che iniziano alle sette di sera e continuano fino a notte inoltrata alternando le chiacchiere seduti o sdraiati su comodi divanetti alla musica disco e non solo; prendi un simile locale e organizza una festa di laurea con amici di varie età.
Prendi una coppia non più giovanissima che si presenta con tanto di figlioletti al seguito, lasciala libera di vagare per l'immenso locale e fotografala per tutta la serata.
Più o meno il reportage sarà questo:
  • Due bambini di uno e tre anni più un carico di altri nove mesi ciascuno che si divertono come pazzi a correre, salire e scendere dalle scale, fare la lotta con i cuscini dei divani, ballare come invasati sotto la palla luminosa che vorrebbero mettere nella loro cameretta e tempestare di domande gli amici degli amici su chi di loro conosca spiderman o batman.
  • Una mamma in perfetta miss da serata mondana con tanto di tacchi a spillo di prova in vista di un matrimonio che la vedrà indossare le stesse scarpe per una intera giornata. La mamma sotto esame si sentirà a proprio agio in quell'abito solo quando guardandosi intorno si renderà conto che le altre donne sono molto più mondane di lei e armate di tacchi bel più alti ma maledirà chi ha inventato scarpe sì belle e scomode perchè dopo tre ore di rincorse avrà i piedi fumanti et doloranti come non ricordava da almeno otto anni.
  • Un papà felice di rivedere ex compagni e amici dei tempi del collegio e di festeggiare l'ultimo della compagnia che finalmente ha raggiunto il traguardo. Un papà che alternerà ai vecchi ricordi qualche corsa in giardino o lungo i tratti coperti da grate dove le scarpe di mamma sono off limits.

Prendi due minuti per riflettere a fine serata: non sei poi tanto vecchia per quella vita e infondo a te e al marito piacerebbe poter uscire più spesso per locali, però i tuoi figli si sentivano talmente a proprio agio e disinibiti in quell'ambiente che probabilmente saranno loro a frequentarli quanto prima senza di te.

lunedì 20 luglio 2009

Fino alla FINE

Lo confesso, mi piacciono i gialli anche se cerco di evitarli perchè ogni volta cado nello stesso circolo vizioso che mi porta a non staccarmi dal libro se non per lo stretto necessario e un "no stop" per un libro di 700 pagine diventa problematico.

Mio marito lo capì anni fa quando mi regalò il primo libro di Faletti "IO UCCIDO": ogni frazione di secondo libero dagli impegni di lavoro, che all'epoca andavano ben oltre le otto ore, era dedicato al libro. Niente cucina, pulizie, conversazione zero, qualche ora di sonno. Alla fine della settimana decise che non mi avrebbe mai più regalato un libro simile, quanto meno non voleva contribuire di tasca sua, ma commise nuovamente l'errore con "Un mondo senza fine" di Ken Follett. Non è un giallo ma l'effetto era simile: no stop fino alla parola FINE.
Cosciente dell'effetto trans che certi libri mi procurano, ho cercato di pianificare le letture alternando i generi in modo da non leggere due libri dall'effetto catatonico in consecutio temporum (traduzione libera: in sequenza temporale).
Così ho inserito nel palinsesto estivo qualche lettura impegnata o impegnativa, lasciando per ultimo un libro di cui la mia amica Doni mi parlava da un po' "Uomini che odiano le donne" di Stieg Larsson, il primo di una trilogia scritta da uno scrittore svedese morto poco dopo aver finito la sua opera.
Quando però mia cugina Marta, nel nostro scambio di libri, ha inserito la trilogia completa non ho resistito: avevo a portata di mano il primo, il secondo e il terzo volume per un totale di circa 2500 pagine. Secondo voi?

Sto leggendo come un'invasata da dieci giorni: giro per strada libro alla mano e mi domando come ancora non abbia sbagliato la fermata del tram nel tragitto casa-lavoro-lavoro-casa, leggo di notte fino a quando gli occhi iniziano a chiudersi difronte alle pagine scritte, ho letto ieri in una full immersion consentita dalla giornata festiva mentre cercavo di giocare con i bambini che rimproveravano la mia scarsa attenzione.
Sono alla pagina 27 del terzo libro:"La regina dei castelli di carta" entro sabato dovrei ritrovare un po' di lucidità.
Per ora portate pazienza, fino alla FINE.

martedì 7 luglio 2009

Abitudini contagiose

L' indipendenza dai microclismi di glicerina è coincisa per Marco con la dipendenza da un rituale che prevede la presenza di una sedia davanti al water e la madre seduta dietro la sedia ad ascoltare le sue confidenze.
Il tempo medio di una seduta è di dieci minuti durante i quali vengo resa partecipe delle attività svolte in mia assenza, il tutto intervallato da: "mamma è dura" , "mamma ho fatto un primo pezzettone", "mamma non esce", "mamma mettimi la glicerina", "mamma ce l'ho fatta!".
Inutile ribadirgli che una sintesi a fine seduta è più che sufficiente.
Luca ha raggiunto precocemente un buon controllo degli sfinteri e pretende di essere accompagnato al vasino ogni volta che "pupu, pupu" scappa. Per imitazione, venerazione o competizione ancor non so, vuole che io mi sieda accanto a lui ad ascoltare le confidenze che in genere arrivano nel momento di massimo sforzo: "mammmmmma mmmm" per poi elargire sorrisi orgogliosi quando si alza e guarda dentro il suo vasino non più lindo.
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Ora l'Elasty mamma scrive spesso delle sedute in bagno dei suoi bimbi: pare che due Hobbit di cinque e tre anni pretendano la presenza della madre-confidente durante il rito serale.
Per molti motivi si potrebbe voler vivere nella Elasty Family o assomigliare ad essa, perchè noi abbiamo scelto il meno desiderabile di questi?

mercoledì 1 luglio 2009

Qualcosa di cui sparlare

Ci sono persone che hanno la brutta abitudine di criticare e sparlare di tutti. Se poi non hanno argomenti validi, li creano ad arte. Un blog può essere una ottima fonte di pettegolezzo o un morboso oggetto del desiderio per chi ama entrare nella vita degli altri al solo scopo di spettegolare.
La cosa sarebbe anche abbastanza lecita se si spettegolasse di qualcosa che è realmente scritto nel blog, infondo il pettegolezzo verrebbe assimilato ad un commento di disappunto non scritto. La cosa diventa oltremodo fastidiosa se si spettegola del non scritto perché non si dispone di un acume tale da saper distinguere l’ironia e l’iperbole ove sono presenti.
La cosa diventa molto antipatica quando le arbitrarie interpretazioni vengono riportate a chi conosce me ma non quello che scrivo.
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Ora nel mio blog c’è molto di me, dei miei affetti e di quello in cui credo, del mio approccio alla vita. Ho la sana abitudine di pensare positivo e spero di saper accettare le critiche se costruttive.
C'è abbondante spazio per obiettare e dissentire: commenti pubblici e mail privata riportata sul blog stesso; chat, telefono o porta dell'ufficio per chi preferisce.
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Se poi proprio volete qualcosa di cui sparlare, contenti voi...

venerdì 26 giugno 2009

SESSO... dopo


L’altro giorno ho letto un articolo sul sesso in gravidanza e ho iniziato a pensare a come cambi dopo la gravidanza.
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Che bello, il bimbo è nato, tu stai bene, hai due tette da urlo causa allattamento, il marito è sempre più attratto da te e tu proprio di fare sesso non hai voglia.
A me succedeva spesso insomma di non avere una gran voglia di intimità e non dico subito dopo il parto, periodo in cui anche volendo è fisicamente impossibile, ma anche dopo i primi mesi. Ero tutta presa dal bambino o dai bambini e nei pochi momenti di tranquillità crollavo addormentata.
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I mesi passano e il desiderio ritorna e anche se non sfoggi più una quarta naturale, un po’ di sano esercizio fisico tra le lenzuola è sempre apprezzato.
Occorreva solo conciliare le esigenze della coppia over twenty con le esigenze della coppia under five. Conciliare i momenti in cui sei invaso dal sacro fuoco e non puoi con i momenti in cui potresti ma sei talmente stanco che il sacro fuoco non si accende. Per non parlare delle volte in cui il sacro fuoco si spegne “in fieri”:
"Luca piange"
"Non sento"
"Ti dico che Luca piange"
"Può aspettare"
"No vado a vedere… Avevi ragione si è riaddormentato… dove eravamo rimasti?"
"Noi qui ma “Lui”..."
Insomma ci siamo capiti.
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La mancanza di intimità quando ancora desideri il tuo compagno/a, può diventare frustrante. Non ti muovi per casa con un chiodo fisso in testa ma occorre una soluzione.
Abbiamo provato a distrarre i bambini con giocattoli e allontanarci dalla stanza ma tempo tre minuti scattava l'allarme "mamma, mamma, mamma!".
Migliore risultato l'assentarsi furtivamente dopo i pranzi domenicali a casa dei nonni a patto di non farsi prendere da strane inibizioni se la voce di vostro padre è un sottofondo costante. E poi le domeniche in un mese sono solo quattro!
Ottimo sostituire la pausa pranzo con fugaci incontri con il proprio compagno.
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Insomma per dire...non lo so vedete voi.

martedì 23 giugno 2009

Sintomi

Venerdì al parco mi distraggo a chiacchierare per pochi secondi e ritrovo Marco alla fontana che si diverte con la sua amica Elena. Non c'era più bisogno della doccia serale.
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Domenica sera a tavola con i nonni appoggio distrattamente la bottiglia sul tavolo, urto il bicchiere colmo di vino che si rovescia su i pantaloni color crema del nonno.
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Lunedì pomeriggio ritorno dal solito tour recupero bambini al nido e alla scuola d'infanzia. Parcheggio l'auto in garage chiudo con il lucchetto la claire. Le chiavi di casa sono rimaste dentro l'auto.
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Il crescendo delle disattenzioni è significativo: è ora di prenotare le vacanze!