venerdì 29 maggio 2026

Isole Eolie: Salina -La montagna delle Felci- 25 Maggio 2026

 Il percorso di Trekking di oggi prevede la salita fino alla vetta del Monte Fossa delle Felci nell’Isola di Salina, la seconda isola delle Eolie per estensione dopo Lipari. Il percorso è di 8 km con un dislivello di circa 650 metri, difficoltà medio/alta.

Alle nove la nostra barca, l’Ulisse 1, ci aspetta al porto di Marina Corta a Lipari. Nemmeno cinque minuti di navigazione e incontriamo un branco di delfini e tonni che saltano nel mare azzurro: diciotto adulti ridiventano bambini in un secondo, tutti alla ricerca dello scatto o filmato da inviare a parenti e amici; chissà perché i delfini piacciono così tanto, ma piacciono e la giornata parte con i migliori auspici!  In circa mezz’ora arriviamo a Santa Marina Salina, dove un pullman ci aspetta per portarci a Valdichiesa -frazione del comune di Leni- passando attraverso Malfa, il secondo comune di Salina.



I primi trecento metri di dislivello -30 minuti circa- li percorriamo così, seduti sull’autobus ad ascoltare Giuseppe, la nostra guida del https://www.leisoleditalia.com/ , che ci coinvolge nel racconto della storia di questa isola particolare, dalla silhouette inconfondibile.

L’isola emerge dal mare con due coni vulcanici quasi gemelli: il Monte Fossa delle Felci (962 metri) e il Monte dei Porri (860 metri). Questa particolarità morfologica le valse, in epoca greca, il nome di Didyme, che significa appunto "gemelli". Il nome attuale, Salina, deriva invece da un laghetto naturale di acqua salmastra situato nella frazione di Lingua, storicamente utilizzato per l'estrazione del sale necessario alla conservazione dei capperi e del pesce azzurro.

Contrariamente a quanto si possa immaginare per un arcipelago, le Eolie sono state storicamente isole di contadini non di pescatori. Gli abitanti hanno condotto un lavoro immane per "rubare" terreno coltivabile ai fianchi scoscesi dei vulcani, creando i tipici terrazzamenti chiamati "lenze". In un ambiente privo di sorgenti, l'agricoltura si basava sull'acqua piovana, concentrandosi su olivi, capperi e soprattutto sulla vite, con la produzione di Malvasia e Corinto.

Nel 1800, Salina conobbe un periodo di grande splendore economico, arrivando a ospitare circa 10.000 abitanti. Alcune famiglie di produttori erano anche armatori e possedevano flotte commerciali per esportare i propri prodotti. Questa forza economica permise all'isola di ottenere l'indipendenza dal comune di Lipari subito dopo l'Unità d'Italia. Inizialmente Salina era un unico comune, ma a causa dell'assenza di strade agevoli — esistevano solo viottoli spesso impraticabili con il maltempo — divenne difficile per le frazioni lontane partecipare alla vita sociale e politica dell’isola. Ciò portò, circa quarant'anni dopo, alla suddivisione dell'isola nei tre comuni autonomi odierni: Santa Marina Salina, Malfa e Leni.

Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, l'arrivo del parassita della fillossera distrusse i vigneti, azzerando l'economia isolana e provocando un drammatico spopolamento. Inizio una emigrazione di massa verso l'Australia, gli Stati Uniti e l'Argentina e la popolazione crollò da 10.000 a circa 2.000 abitanti. Oggi, molti discendenti tornano per recuperare le case dei nonni, mantenendo vivi legami culturali e linguistici con le terre di emigrazione.

L'economia dell'isola rinacque negli anni '50 e '60 grazie al turismo. Anche il cinema contribuì a far conoscere le bellezze di questo luogo con due film del 1950 “Stromboli-terra di Dio” di Rosellini con Ingrid Bergman e “Vulcano” con Anna Magnani. A consacrare Salina quale Isola del Cinema sarà poi "Il postino" di Massimo Troisi uscito nel 1994 e girato in parte nella spiaggia di Pollara.

Oggi Salina è in gran parte una riserva naturale. Il laghetto di Lingua, non più usato per il sale, è diventato una zona umida fondamentale, definita quasi un "autogrill" per gli uccelli migratori che vi sostano durante i loro viaggi stagionali.

Ma eccoci a Valdichiesa, presso il Santuario della Madonna del Terzito, da qui partono i sentieri per i due vulcani che per quanto gemelli hanno due vegetazioni completamente diverse. Il nostro percorso ci porta alla cima del Monte Fossa delle Felci e percorriamo gli antichi sentieri creati dall’uomo per lavorare su questa montagna. Oggi è una riserva naturale e la manutenzione dei sentieri è affidata agli operai della forestale, che spesso si spostano su questi sentieri con un mezzo caratteristico e diffuso non solo a Salina ma in tutte le Isole: l'Ape Piaggio, soprannominata in Siciliano "la Lapa".

Il percorso è diviso in due parti, nella prima parte domina la vegetazione tipica della macchia mediterranea: ginestre odorose, erica, acanto, salsapariglia... Nella seconda parte, con un distacco netto, il bosco di alta quota: felci, castagni e corbezzoli.

Ma detta così è troppo riduttivo. Giuseppe ci descrive ogni arbusto o pianta che troviamo arricchendo le caratteristiche delle piante con i soprannomi e gli aneddoti del luogo:

  • L'erica arborea fonte di guadagno per gli isolani che vendevano le sue radici agli intagliatori calabresi per fabbricare pipe.
  • La salsapariglia chiama "sciazzaviértule", strappabrache: questo rampicante spinoso era l'incubo dei contadini che rientrando dal lavoro dei campi caricavano sui muli le sacche di iuta (viértule) con il raccolto e immancabilmente vedevano le loro sacche lacerate dalle spine di questo arbusto. Arbusto che produce bacche rosse a grappoli e …. sono proprio le bacche rosse di cui i Puffi erano ghiotti!
  •  Il corbezzolo, i cui frutti sono chiamati localmente "'mbriachetti" perché pare abbiano effetti inebrianti se consumati in eccesso.

Non ci sono molte specie di animali su questo monte, prevalentemente conigli selvatici e ghiri.

Arriviamo in cima per l’ora di pranzo: da qui è ancora visibile l’antico cratere di questo vulcano ormai estinto ma quello che affascina è la vista sul vulcano gemello, il Monte dei Porri e la distesa di mare da cui emergono le isole di Panarea e Stromboli che visiteremo nei prossimi giorni.

Tornati al porto prima di riprendere la barca e ritornare a Lipari ci fermiamo “DA  ALFREDO”: davvero la  miglior granita delle Eolie che Alfredo, proprietario ottantenne del locale, continua a preparare di persona affiancando i figli nella gestione del locale.

Pensiamo che per oggi può bastare: i delfini di prima mattina, il percorso sul monte delle felci all’interno di una vegetazione rigogliosa e unica eccezione per le isole eolie, la vista mozzafiato dalla sommità di questo vulcano, la granita Da Alfredo. Invece la barca che ci deve riportare a Lipari completa il giro dell’isola iniziato la mattina e ci regala un giro indimenticabile tra i faraglioni, le grotte, le insenature della costa meridionale di Lipari. Risulta difficile credere che la forza distruttiva di vulcani in eruzione possa creare cotanta bellezza!


Ci salutiamo con le indicazioni per l'escursione di domani, dimentichi della cena di gruppo presso il "Ristorante Il Corallo"... chi mi conosce sa che amo i cibi semplici, poco elaborati, direi quasi anemici ma la "pasta con le sarde" e i "calamari ripieni" che ci hanno servito erano veramente eccezionali!



Nessun commento:

Posta un commento