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lunedì 22 febbraio 2010

Falsi sospetti

"Mamma che lavora" conosce tutti i colleghi del nuovo ufficio e con tutti ha un buon rapporto. Ha riscoperto il piacere di recarsi al lavoro, si ferma quasi sempre oltre l'orario stabilito per poi correre disperatamente verso il cancello della scuola materna, sicura che un giorno o l'altro troverà il suo Marco seduto sul marciapiede ad aspettare. La sera si diletta ad ultimare documenti e di tanto in tanto augura la buona notte ai colleghi che trova in rete o chatta con loro perchè mal comune mezzo gaudio. "Mamma che lavora" sa che qualsiasi cosa faccia non servirà per una crescita di stipendio o professionale, almeno non ora che è in part time, ma è fatta così: si butta anima e corpo come ha sempre fatto in passato dimentica dell'anno trascorso da mendicante lavorativa. "Mamma che lavora" non ha abbandonato il suo progetto più grande ma visto che le speranze si affievoliscono mese dopo mese, non ha mai parlato con il Capo del suo più grande desiderio.
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Oggi "Mamma che lavora" ha ricevuto la conferma della sua partecipazione al corso d'inglese richiesto oltre un anno fa dal precedente responsabile. Inizio del corso DOMANI.
Mamma si affretta a chiedere conferma ai nuovi responsabili:
"Senti Capo, ci sarebbe questa opportunità riemersa dal passato, mi piacerebbe però l'orario non è comodissimo. Comunque lo sai che non è un problema recuparare la sera, insomma mi vedi collegata da casa spesso. Che dici?"
"Certo cara e poi ti sarà molto utile quando tornerai a lavorare a tempo pieno. Un'occasione da sfruttare!"
"Tornare a tempo pieno? Diciamo che per il futuro avrei sperato in un terzo figlio più che nel tempo pieno. Ma hai ragione tu, è un'ipotesi in cui ormai non credo più nemmeno io."
"Terzo figlio???!!!!????!!!"
Il capo era perplesso e un poco turbato e in minima parte rassicurato dal mio confermargli che i miei desideri sembrano destinati a rimanere tali e quindi poteva stare tranquillo.
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Cinque minuti dopo il Capo passa accanto alla mia scrivania e osserva l'ultimo libro che sto leggendo "I love shopping for the baby"e ha un sussulto.
"Tranquillo Capo, è l'ultimo di cinque libri simpatici e divertenti ma nulla a che vedere con il mio stato. E poi ti pare che dopo due figli ho bisogno di consigli su cosa acquistare?"
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Mezz'ora dopo sono in riunione con il mio diretto responsabile e un altro collega. Passa il Capo. Il collega, ricordando uno scambio di battute mattutine mi invita a sedere: "Prego nel tuo stato è meglio che stai comoda". Il Capo non era più tanto tranquillo.
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Caro Capo, puoi davvero stare tranquillo purtroppo, non mentivo stamane. Continuerò a lavorare come sempre perchè mi piace farlo al di là del dovere e del necessario. Continuerò a lavorare con la passione che conosci e che può far pensare che il lavoro è l'unica cosa imporante nella mia vita. Ma non è così, non lo sarà mai più, ci sono desideri a cui non voglio rinunciare, non ancora.

mercoledì 30 settembre 2009

Cinque minuti

Allontani il pensiero, nascondi il desiderio, ironizzi sul tuo scarso impegno circa i "doveri coniugali" e per più di trenta giorni vivi le tue giornate. Sei contenta della tua vita, della tua quotidianità. Sei felice.
Poi arrivano quei cinque minuti e realizzi che passeranno altri trenta giorni prima di tornare a sperare.
Ripeti a te stassa che hai due figli meravigliosi, hai molto di più di quello che tanti desiderano e non possono avere, ripeti a te stessa che la tristezza di quei momenti non è nulla rispetto alle delusioni che provavi anni fa, sei egoista a sperare ancora.
Ma chi vuoi convincere?
Non è vero che la delusione è meno forte.
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Ti tornano in mente le parole dell'ultimo libro che hai letto: "Specialmente se non potranno mai vivere quella ubriacante sensazione di "possibili creatori di vita"... e l'euforia del potere, anche se solo per qualche mese, entrare in contatto con un figlio....
Perchè, anche se non ve lo siete detti...... ti confessi che tante volte l'hai fatto sperando che il vostro stare insieme potesse avere anche una finalizzazione così speciale."
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Cinque minuti. Il tempo di metabolizzare la sorpresa, di deglutire e respirare forte, di asciugare una lacrima non scesa, di una telefonata: "Anche questo mese nulla." "Perchè ci speravi davvero?" " Beh sì, ci speravo, anzi ne ero certa questa volta".
E poi ritorna il sorriso e la vita di sempre e riprende la tua giornata, sospesa per soli cinque minuti.
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PS: Se vi capita tra le mani "La NEVE SE NE FREGA" di Ligabue (234 pagine), leggetelo. Che poi di questi tempi dove la "libertà" rischia di restare solo un concetto astratto... male non fa.

lunedì 8 giugno 2009

Non era una cicogna

Strana sensazione nei giorni scorsi. Ho fatto quattro volte il test ed è sempre risultato negativo nonostante il ritardo avesse raggiunto i 20 giorni.
Che fosse un salto di ciclo era abbastanza evidente, ma nella mia testa il dubbio rimaneva.
Chi ci è passato sa che nove mesi di gravidanza possono essere magnifici o un inferno; chi ci è passato sa che arriva il momento del parto: naturale o cesareo; chi c’è passato sa che quello è solo l’inizio e i due giorni di ospedale saranno una brevissima pausa su un’isola felice prima di buttarsi nella giungla domestica; chi c’è passato sa che due non è il doppio di uno e chi c’è passato spero mi rincuori dicendo che tre è solo uno in più rispetto a due; chi c’è passato fermerebbe il tempo e rimarrebbe per ore a guardare i suoi figli che giocano e si scambiano tenerezze o forse fermerebbe il tempo perché quei momenti sono talmente rari rispetto alle litigate.
Eppure ci speravo davvero questa volta.
La nostra ricerca di un figlio non è la soddisfazione di un bisogno egoistico, se c’è stata è già stata abbondantemente soddisfatta; non è la ricerca della femminuccia perché forse preferirei un altro maschietto; non è il tentativo di uscire da un’impasse lavorativa anche se ammetto che il lavoro oggi mi porterebbe a non farmi tanti scrupoli nel comunicare una nuova gravidanza; non è una improvvisa conversione al credo dei ciellini e questo per rassicurare il mio amico Stefano.
E’ il desiderio di volere regalare ai nostri figli un altro compagno di vita; il desiderio di poter donare ancora amore nonostante qualche scappellotto; il desiderio di scoprire giorno dopo giorno le emozioni che un figlio riesce a donarti.

venerdì 3 aprile 2009

Un primo stop alla Legge 40/04

Avete letto il giornale? Legge 40, stop della Consulta "No a limite di tre embrioni", citava l’articolo riportato su Repubblica.
Per chi contro la legge 40/04 ha inveito, per chi ha esultato speranzosa nel referendum del giugno 2005 per poi piangere in silenzio (ero in attesa da poco, ma molte altre donne no), ieri è stata una giornata di sole nonostante fuori piovesse. La mia storia in parte la conoscete e se non la conoscete la potete leggere qui. Oggi però voglio aggiungere qualcosa.
Quando la legge 40/04 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, avevo da poco scoperto che tutte le cure fatte negli anni precedenti erano quasi inutili perché gli esami prescritti dal protocollo FIVET avevano rivelato una traslocazione robertsoniana simmetrica tra il 14 e il 15 cromosoma, che tradotto: c’era un minuscolo cromosoma ribelle che invece di stare al suo posto si era seduto nel banco del vicino. Questa presenza indisciplinata poteva non creare alcun danno o crearne molti: poteva far vivere un ovulo fecondato per sole poche ore, poteva impedire che lo stesso sopravvivesse oltre il terzo mese o portare ad un bambino con notevoli ritardi mentali, ci disse la genetista. Viste le premesse era consigliabile effettuare un'analisi preimpianto, ma la legge incriminata lo vietava. Capo VI, Art 13. comma 3.b: Sono, comunque, vietati ogni forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni e dei gameti ovvero interventi che, attraverso tecniche di selezione, di manipolazione o comunque tramite procedimenti artificiali, siano diretti ad alterare il patrimonio genetico dell'embrione o del gamete ovvero a predeterminarne caratteristiche genetiche, ad eccezione degli interventi aventi finalità diagnostiche e terapeutiche, di cui al comma 2 del presente articolo” e il comma 2: “La ricerca clinica e sperimentale su ciascun embrione umano è consentita a condizione che si perseguano finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche ad essa collegate volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell'embrione stesso, e qualora non siano disponibili metodologie alternative.” Non cercavo un figlio alto, bello, biondo con gli occhi azzurri, avrei voluto solo saper se un particolare embrione crescendo avrebbe avuto o meno problemi gravi, avrei voluto poter fare quello che durante le mie successive gravidanze è stato fatto grazie ad esami specifici sul liquido amniotico. Ma proprio qui stava il punto: avrei potuto ricorrere a "metodologie alternative", verificare se quell’embrione era sano anche dopo l'impianto ed eventualmente sopprimerlo, dopo averlo partorito, nel rispetto della legge. Ma c’era un altro aspetto della legge che proprio non digerivo: il non poter conservare gli embrioni per un successivo impianto. Capo VI, Art 14. comma 2: “ Le tecniche di produzione degli embrioni, tenuto conto dell'evoluzione tecnico-scientifica e di quanto previsto dall'articolo 7, comma 3, non devono creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre”.
Visto che di cure ormonali ne avevo già fatte molte, visto che sapevo come reagiva il mio corpo e la mia testa, non è che fossi così felice all’idea di dover provare ogni volta con un ciclo di stimolazione ovarica, scegliere tre ovuli arrivare a tre embrioni e impiantarli tutti subito. E se nessuno fosse sopravvissuto? Se la Fivet non avesse portato ai risultati sperati? Avrei dovuto rifare tutto dall’inizio quando sarebbe stato tecnicamente possibile tornare in laboratorio, recuperare i miei ovuli fecondati e provare di nuovo. Il referendum voleva restituire alle persone il diritto di scegliere. I punti su cui eravamo chiamati ad esprime il consenso o meno, recitavano più o meno così: consentire la produzione di embrioni in eccedenza rispetto a quelli necessari per un unico e contemporaneo impianto; consentire la crioconservazione degli embrioni eccedenti; consentire interventi sull'embrione con finalità diagnostiche e terapeutiche generali; ampliare i diritti della donna nella procreazione assistita; permettere la fecondazione eterologa; utilizzare gli embrioni per la cura di nuove malattie, permettere quindi alla ricerca di utilizzare cellule staminali embrionali. Ero di parte ma non mi pareva che il referendum fosse contro la vita come è stato pubblicizzato da molti politici e altrettanti prelati, ma il referendum è stato inutile per mancato raggiungimento del quorum elettorale. Ieri la Corte Costituzionale ha dichiarato l’incostituzionalità del citato Art.14 comma 2: non più un unico e contemporaneo impianto e con un massimo di tre embrioni; e dell’Art 14 comma 3: non più il trasferimento degli embrioni appena possibile senza prestare troppa attenzione alla salute della donna. E ancora la Corte ha dichiarato inammissibili l’ Art. 14 comma 1 e 4 e quindi sì alla crioconservazione degli embrioni come alla possibilità di riduzione embrionaria di gravidanze plurime; e l’Art.6, che impediva di revocare il consenso all’impianto dopo la fecondazione dell'ovulo. Un primo passo avanti, un passo verso il rispetto per le persone, un aiuto per tutte le coppie che stanno ancora cercando un figlio e che non hanno un conto in banca tale da permettere di varcare i confini italici e provare altrove. PS: Sono madre oggi. Ho provato una gioia indescrivibile quando la mia 73° ecografia interna ha rilevato la presenza di un battito cardiaco: in quel momento non avevo davanti agli occhi una cavia da laboratorio ma quello che speravo diventasse mio figlio. Ho pianto e inconsciamente camminato per quasi due chilometri senza accorgermene mentre ripetevo in continuazione ad Antonio che c'era, questa volta qualcosa c'era davvero. Oggi più di ieri non trovo giusto che una legge mal scritta impedisca ad un uomo e una donna di diventare un padre o una madre. Ed è ancora più ingiusto che ci siano voluti cinque anni prima che qualcosa cambiasse.

martedì 3 febbraio 2009

Ieri: oggi è un altro giorno

Ieri mattina neve, ancora neve. Ormai è l’elemento ricorrente di questo inverno, non è una novità non entusiasma più, è solo un disturbo, una rottura di scatole.

Ieri mattina i bambini non volevano tornare all’asilo e hanno iniziato a supplicarmi di stare a casa con loro. Il vivere in simbiosi per giorni ha reso più difficile la separazione, per tutti.

Ieri mattina ho riaperto la porta del mio ufficio, annaffiato le piante, aggiornato il calendario, salutato qualche collega, letto la posta arretrata. Ecco è arrivata una mail che getta un po’ di speranza in questo pozzo senza fondo, in questa inutile presenza la cui parvenza lavorativa è solo una vacua illusione. Poi ho aspettato le due.

Ieri pomeriggio sono andata a prendere i bimbi, ho giocato con loro: “Mamma sei triste?”
Non puoi fingere, i figli ti leggono dentro più di chiunque altro e basta un attimo in cui ti soffermi a riflettere che sono lì pronti a farti domande. “Non sono triste, sono un po' distratta, dai giochiamo!” ho risposto.
“Non sono triste ma ho elemosinato un lavoro soddisfacente visto che sono mesi che mi trascino in ufficio senza stimoli o motivazione e ora qualcuno sta cercando di fare qualcosa, forse ci sta riuscendo e io mi sento confusa. Non è il rimettermi in gioco con un nuovo lavoro che mi spaventa ma il silenzio protratto per mesi mi ha dato modo di riflettere e ho pensato che in fondo mi piacerebbe avere un altro figlio e non vorrei aspettare troppo perché l’orologio biologico prima o poi si ferma. E mi sento in colpa per una decisione che fin’ora non è mai stata programmabile ma un evento fortuito, inspiegabile e non è detto che succederà di nuovo, ma se dovesse succedere proprio ora? Certo sarei tanto felice, anche se mi rifiuto di pensare a come sarà gestire tre pargoli visto che è già problematico con due, ma tradirei la fiducia di una persona amica.” ho pensato tra me.

Ieri sera mi sono detta:"Non mi posso tormentare senza avere in mano elementi certi! Un lavoro migliore non l'ho, ho solo un forse ancora fumoso come risposta; in attesa non sono e forse non lo sarò mai più. Che noia, che barba! Basta ho altro da fare: devo giocare con le costruzioni, disegnare, stirare, pulire il pavimento!"
Non so voi ma quando sono nervosa i lavori manuali mi aiutano a non pensare e a rilassarmi.

Ieri sera la casa brillava ma fuori c'era ancora la neve e, impronte su impronte, è brillata per poco. Almeno oggi ho altro lavoro certo!



lunedì 12 gennaio 2009

Posso decidere io?

Ero in attesa di Marco. L'ecografia aveva mostrato un piccolo fagiolino: ero felice e spaventata perchè nessuno mi poteva assicurare che quel figlio l'avrei davvero stretto a me, mai nessuno lo può garantire, e avevo paura che se l'avessi perso forse non si sarebbe presentata un'altra occasione. E poi c'era sempre quel dubbio su cui indagare, era necessario il consulto di un genetista al più presto.
"Signori è necessaria una amniocentesi subito."
"Ma ho fatto il tritest."
"Si ma vostro figlio potrebbe avere altri problemi."
"Che tipo di problemi?"
"Diciamo molto molto seri."

Abbiamo cercato un figlio per anni e iniziavamo ad illuderci che quel figlio sarebbe arrivato davvero.
Antonio era felice come non lo vedevo da tempo, noi come coppia ci stavamo ritrovando, quel figlio stava riunendo due vite che forse col tempo avrebbero preso strade diverse perchè sì io un figlio lo volevo ma non era tutto, comunque avevo un lavoro che mi piaceva e che avrebbe avuto un peso ancora maggiore nella mia vita; lui non si era rassegnato e la carriera la voleva per lui più che per me e la mia professione iniziava ad essere la causa dei nostri figli mancati. Così non si poteva andare avanti, non per molto.
Eppure quando la genetista ci ha fatto tremare sulla sedia con le sue parole, l'abbiamo ringraziata per la sua professionalità: crudele ma obiettiva. Lei ci aveva informato su tutto, noi dovevamo decidere. Quel figlio era tutto quello che desideravamo da anni ma a che condizioni? Il risultato della amniocentesi non avrebbe reso semplice confermare una decisione già presa.

In questi giorni due amici devono scegliere perchè l'amniocentesi ha rilevato problemi. Un uomo e una donna si trovano ad un bivio e solo loro hanno il diritto di esprimersi ma per esercitare questo diritto devono sapere. Trovo ingiusto e inaccettabile che lo stesso risultato presentato a quattro medici differenti venga letto in modo diverso in base al credo, alla religione, alle idee o all'aggiornamento recente delle statistiche.
Forse davvero interpretare un risultato è più complesso di quanto la mia ignoranza in materia mi porta a pensare o forse ancora oggi ci sono medici che dovrebbero limitarsi ad essere solo medici.

lunedì 17 novembre 2008

Ricerca graduale di un bebè

E' un ricordo che mi indigna, perchè sono certa che come noi molte altre coppie stanno vivendo e vivranno quello che abbiamo vissuto. Il problema non è il non essere rimasta in attesa grazie all'intervento di un medico specialista, questo nessuno lo può garantire: mi indigna il metodo, la superficialità di un approccio graduale adottato senza avere tutti gli elementi per decidere. Procediamo con ordine. Antonio ed io ci siamo sposati nel 2001. Per alcuni mesi abbiamo lasciato la ricerca di un figlio al caso. Poi abbiamo iniziato ad informarci un po'. La prima ginecologa mi prescrive i classici esami ormonali. Esami per il partner non sono previsti. Nessun problema fisico e quindi si tratta solo di provare nel periodo giusto. Nulla. Il secondo ginecologo ci consiglia il metodo della temperatura basale e la corretta posizione durante i rapporti, il tutto accompagnato da una poco felice battuta:"Ma non le ha insegnato nulla sua madre?". Dopo sei mesi abbiamo detto basta. Decidiamo di affidarci ad un centro sterilità abbastanza noto e di andarci con la classica ricetta del medico condotto. Il marito viene liquidato abbastanza in fretta. "Allora il problema sono io!" Iniziamo una serie di accertamenti che chiamerei per approssimazione successiva. In sintesi mensilmente venivano prescritti alcuni esami e sulla base dell'esito dei primi si procedeva ad indagini più approfondite. Arriviamo all'ultimo esame: anche la isterosalpingografia è ok. "E ora?" domandiamo al medico. "Faremo altre analisi" risponde. Il medico non ci piaceva, non avevamo fiducia in lui e abbiamo deciso di cambiare. Forse pagando avremmo ottenuto qualcosa: ok vada per il settore privato. Un settore sì, un business costruito sulle speranze delle persone, sui loro sogni e sulle loro fragilità. Ci siamo. Wow altro che il centro sterilità dell'ospedale! Una segretaria premurosa, servizievole e preparata compila la nostra scheda e ci fa accomodare nella sala d'aspetto. Una sala rilassante, una perfetta armonia di musica, colori e profumi. Tutto ispirava fiducia. Incontriamo il ginecologo e ovviamente ci prescrive una serie di esami. "Guardi che noi già li abbiamo!" "Ho visto ma preferisco appoggiarmi ad un centro che conosco." "Dobbiamo rifare gli esami perchè l'esito dipende dal laboratorio analisi e non da come stiamo noi???" Arriva l'esito: marito sano, moglie quasi sana. E' solo un problema di cicli lunghi e quindi di difficoltà nello stabilire il momento esatto della ovulazione: iniziamo con quattro cicli di monitoraggio semplici, alias senza stimolazione ormonale. Un ciclo di monitoraggio consiste nel tenere controllato lo sviluppo dell'ovulo nel corso del mese e quindi più o meno in prossimità del periodo ovulatorio dovevo andare nello studio del medico che con una ecografia interna stabiliva quando, con che frequenza e in quale posizione dovevo fare sesso con mio marito. Sì sesso, perchè non sono capace di fare l'amore a comando. Quello che dovrebbe essere un piacere quando si ama una persona stava diventando un peso, un impegno da segnare in agenda con tanto di appunti sul prima e sul dopo. All'ultimo monitoraggio il medico consiglia una cura di progesterone. Non so se fosse stata la cura o meno ma io ho iniziato ad avere dei dirturbi e cosa saggia fu quella di chiamare il medico. Trecento euro a seduta per sentirmi dire:"Chiami il suo ginecologo di fiducia, quello di cui mi parla non può essere una reazione al farmaco!" "Il mio ginecologo? Ma sta scherzando, io la pago da più di quattro mesi per sentirmi dire solo quando devo fare sesso e lei mi liquida così!" questo quello che avrei voluto dirgli. "Il mio ginecologo? Va bene grazie." questo quello che gli ho detto. Sì perchè dopo quattro mesi, venti ecografie interne e sedici scopate a comando non mi andava più di rispondergli. Con me aveva chiuso. Quello stesso giorno chiamo lo studio di un illustre professore dalla fama internazionale, che ci era stato consigliato già da diverso tempo e sul quale avevamo sempre temporeggiato perchè non esercitava a Milano. Il professore non parla, ascolta per trenta minuti il riassunto di tre anni di inutile ricerca. Ci prescrive altri esami oltre a tutti quelli che già avevamo e che dovevano essere rifatti. Alla seconda visita portiamo l'esito: "Siamo franchi, tra i problemi suoi e i problemi di suo marito di figli concepiti in modo naturale non ne avrete mai. Certo si può aspettare ma più passano gli anni più la situazione peggiora!" Ci sono voluti quasi tre anni ma uno che parla chiaro l'abbiamo finalmente trovato. Eravamo soddisfatti perchè ci aspettavamo che individuata la causa si potesse anche trovare la cura. Ci parla di fecondazione intrauterina preceduta da stimolazione ormonale. Ogni tentativo cinquecento euro. Il processo è abbastanza semplice. La donna e quindi io, fa una iniezione di ormoni per i quattordici/quindici giorni che precedono l'ovulazione e quando il controllo ecografico rileva la presenza di ovuli maturi, viene fatta un'ultima iniezione bomba che fa scoppiare l'ovulo. Il mattino seguente il marito preleva il liquido seminale che viene eccitato in laboratorio e iniettato nell'utero. Dopo 14 giorni il risultato. Tutto chiaro no? Vi spiego meglio. Per quattordici giorni ti fai una iniezione a sera, i tuoi ormoni impazziscono, ti senti dopata, in piscina passi dal corso principianti al delfino con estremo stupore dei compagni di corso che ammirano le tue prestazioni e la tua gamba livida per le iniezioni intramuscolo. Ovvio:"ti fai!". In ufficio i colleghi si accorgono di tutto perchè non stai zitta e perchè ti ritrovi con due airbag sul davanti senza esserti assentata dal lavoro per qualche ritocchino chirurgico. Il mattino del giorno "X" tu e tuo marito vi mettete in fila nello studio medico, davanti a voi altre dieci/quindici coppie con lo stesso barattolo in mano, quando è il vostro turno vi rinchiudete in uno stanzino per fare "attività manuale" e magari qualcuno da fuori bussa per entrare. "Se nasce con gli occhi azzurri hanno scambiato il barattolo con il tipo davanti a noi e ci può stare, ma quello dietro è alto e nero! Chi lo spiega poi?" L'unica cosa che puoi fare in certi momenti è sdrammatizzare. Quattro tentativi, duemilacinquecento euro, otto mesi perchè la cura ormonale deve essere fatta a cicli alternati e niente. Passo successivo la fecondazione in vitro, nota come FIVET. Non so se lo sapete ma per accedere alla Fivet esiste un rigido protocollo ministeriale che altro non è se non una serie di esami e accertamenti piuttosto costosi e tra questi la mappa cromosomica sia dell'uomo che della donna. C'è qualcosa che non va. L'illustre professore ci consiglia di sentire un genetista. I tentativi fatti nei precedenti quattro anni erano stati del tutto inutili a causa di un piccolo cromosoma anticonformista e anche una eventuale Fivet aveva poco senso se non associata ad una analisi preimpianto. Peccato che in Italia nel frattempo qualcuno aveva pensato di fare una bella legge che impediva tale accertamento e che qualcun altro di lì a poco avrebbe fatto di tutto per far apparire come un attentato alla morale il testo del referendum abrogativo, referendum che ovviamente non ha avuto il risultato che noi speravamo. Quattro anni per sentirci dire: "Voi in Italia oggi non potete fare nulla! Quattro anni fa sì, oggi no." In Italia puoi fare la villocentesi a sette settimane di gravidanza e l'amniocentesi a sedici, ma non puoi verificare se il tuo ovulo, fecondato in laboratorio, è sano. In Italia ti devi accorgere di portare in grembo un bimbo gravemente deformato e poi puoi decidere di abortire con un parto vero e proprio. Ma torniamo a noi: quattro anni, 72 ecografie interne, sesso a comando e a pagamento, ormoni a mille e ogni mese una delusione. E sì perchè alla fine ci speri sempre, alla fine non riesci a non illuderti e ogni mese la delusione è peggiore del mese precedente perchè non vedi più la meta. "Basta io non faccio più niente, sono stanca, si vede che non è destino." Ero davvero stanca e mi sentivo stupida, beffata dal metodo e delusa dal risultato: "perchè non fare tutti gli accertamenti subito?". Mi ero rassegnata all'idea di non avere un figlio, Antonio no. Si informava su tutti i centri esteri, su quale offrisse un servizio che meglio rispondesse ai nostri problemi: la Svizzera non andava bene, forse la Spagna. Aveva persino iniziato una cura a base di Aloe Vera perchè pare abbia benefici effetti sugli spermatozoi, forse non sarebbe servita a nulla ma male non faceva. Io invece non volevo più sentir parlare di cure, volevo riprendere la mia vita, ritrovare un'intimità con mio marito, volevo tornare a fare l'amore con lui. A febbraio, cinque mesi dopo l'ultima cura, stavo meglio: "Vogliamo informarci sulla Spagna?" Appuntamento privato la domenica pomeriggio. Quella stessa mattina mi viene un sospetto, mi sembra passato parecchio tempo dall'ultimo ciclo: faccio un test di gravidanza, è positivo. Io e Antonio siamo rimasti a guardare quello stick inebetiti e increduli per non so quanto. Dal medico ci facciamo spiegare tutto sulla Spagna e poi gli parliamo del risultato del test. L'ecografia non rileva ancora nulla, ma i test difficilmente sbagliano. Il mattino dopo l'esame del sangue. La sera mi chiama il medico:"Signora è in attesa, in Spagna ci andrete in vacanza!". PS: per informazioni www.cercounbimbo.net