mercoledì 5 giugno 2024

ASD Cervino: dai Walser al Niguarda

Sono le 6:00 del mattino, è domenica, saliamo sull’autobus che ci porterà a scoprire le Meraviglie Walser in quel di Ossola, un corno d’Italia in territorio svizzero tra la Val Bavona a destra e la valle Antigorio a sinistra. La nostra escursione parte dal fondovalle, in bassa Val Formazza. Superiamo una roccia montonata di circa 18 mila anni, arriviamo al lago di Antillone e saliamo al paesino omonimo. Poi ancora l’Alpe Vova e su verso Salecchio Superiore e poi giù verso Salecchio Inferiore e la località Premia con una caratteristica scuola Museo della cultura Walser.

Tutto quello che vediamo qui è merito di una popolazione di origine germanica proveniente dal Canton Vallese che tra il 900 e il 1300 ha colonizzato gli impervi territori alpini che ci circondano. Un popolo affascinante e molto amato da Giuseppe, la nostra guida, ed è lui che ci racconta e insegna.

I Walser hanno accettato di essere eremiti di alta montagna per essere liberi. Hanno vissuto isolati dal mondo, mantenendo intatta la loro lingua, l’alto alemanno, e la loro cultura. Hanno plasmato la montagna con quanto la montagna offriva loro, senza deturparla. Sono ancora visibili le testimonianze del loro duro lavoro: sentieri boschivi, abitazioni in pietra e legno, muretti a secco per delimitare terrazzamenti dedicati alle colture. In alcuni punti solo tracce che oggi stanno pian piano scomparendo perché la natura si sta riprendendo quel territorio che le era stato sottratto dal duro lavoro di questi uomini di altri tempi.

Percorriamo a piedi i loro sentieri, su per la montagna.


Poi succede l’imprevisto. Una brutta caduta, una ferita in fronte che spaventa, la solidarietà dei compagni di viaggio. Alcuni fermano l'escursione, altri prestano il primo soccorso, e c'è anche chi porta lo zaino fino alla meta (e due zaini in spalla mentre si sale in montagna sono impegnativi!). La solidarietà ruota intorno a quella caduta in alta quota. Chiamare i soccorsi? I Walser se li sono scelti bene i luoghi in cui isolarsi dal mondo! Solo un elicottero potrebbe raggiungerci in quel paradiso e poi non sembra così grave. E così continuiamo la nostra escursione senza più interiorizzare la natura che ci circonda, senza assaporare l’unicità di questi posti. Piano piano lo spavento per la caduta fa affiorare una nuova tensione ma ancora latente. “Non sono inciampato per distrazione, non sento la mano, non ho governato il bastone…”


A più di dodici ore dalla caduta, dopo essere tornato a valle sulle sue gambe, dopo due ore di autobus per il rientro a Milano, una rapidissima doccia e una breve attesa nel pronto soccorso del Niguarda, la neurologa ci conferma che la caduta è la conseguenza di altro. Oggi dopo dieci giorni al Niguarda circondato dalla costante presenza e attenzione di medici, infermieri e di tutto il personale della struttura, Antonio è tornato a casa e sta bene.

 Quella caduta in terra Walser ha evitato conseguenze peggiori!

lunedì 13 maggio 2024

ASD Cervino: Foroglio e Val Calnegia

Nella città di C. c’è una associazione sportiva dilettantistica, l’ASD Cervino. Giuseppe, un compagno di università di Antonio, collabora con questa associazione. 

Giuseppe è ingegnere e anche una guida montana esperta che da anni ci propone giornate sulla neve ed escursioni varie ma Marco e Luca erano troppo piccoli e lasciarli da soli per una intera giornata non “s’aveva da fare”. Fino allo scorso autunno abbiamo declinato l’invito. Poi la svolta non senza remore e rimorsi.

E’ vero che i ragazzi sono cresciuti ma la domenica è sempre domenica, è famiglia! Ci si alza un po’ più tardi, si fa colazione insieme… e sì qualche volta, ma spesso si vivono ore da separati in casa in cui ognuno è impegnato in attività diverse. Si pranza tutti insieme: primo, secondo, dolce… mmm…l’arte culinaria non è nel DNA dei brianzoli, non nel mio almeno. E poi ci sono le belle uscite pomeridiane...c’erano…”Che facciamo oggi pomeriggio ragazzi?” "Io devo studiare, io devo uscire con gli amici, io ho la palestra… Non è che voi uscite e ci lasciate la casa libera????"

Si forse una domenica ogni tanto possiamo anche dedicarla a noi.

Domenica 12 Maggio 2024. Partenza ore 6:00 dal Palazzetto dello Sport della città di C.. Poco meno di tre ore di pullman gran turismo e siamo pronti per la nostra escursione domenicale:  Foroglio e la Val Calnegia.

La cascata di Foroglio in Val Bavona, definita come la più spettacolare del Canton Ticino, ci appare dopo i primi minuti di cammino. L’acqua precipita per 110 metri di altezza con una potenza tale che solo gli occhi ci permettono di capire che è l’acqua a provocare tale fragore. Ma se la cascata ci accoglie è il villaggio a rapirci.

Foroglio è un piccolo agglomerato di case di pietra raccolte intorno ad una chiesetta del quattrocento.

Uno dei dodici villaggi del fondovalle chiamati “terre” dagli abitanti del posto. Le abitazioni sono le tipiche case dei Walser, una popolazione che abitava le impervie regioni alpine che per costruire utilizzavano quanto il territorio offriva loro: pietra e legno. Entrare in questo villaggio, in questa terra, è come fare un viaggio nel tempo e tornare al basso medioevo.

E la nostra guida ci spiega il perché: questa valle è rimasta isolata fino al 1950 (anno in cui è stata costruita l’unica via carrozzabile) e qui non è arrivata l’elettrificazione!  Oggi l’ energia elettrica viene prodotta con pannelli solari ma non basta a coprire l’intero fabbisogno annuo per cui oggi come un tempo i villaggi restano “vivi” solo d’estate.  

Siamo noi ora gli abitanti di questo villaggio e solo il nostro abbigliamento da moderni escursionisti amanti della natura ci ricorda che siano nel 2024 d.c.. Per noi è una giornata di svago, abbiamo dormito o sonnecchiato sull’autobus, abbiamo ancora le forze e l’energia per chiacchierare. E così con i nostri colori sgargianti e la nostra voce squillante svegliamo un villaggio che sembra uscire dal torpore dell’inverno e inizia la sua/nostra transumanza.

Una scalinata di pietra e sasso ci porta in cima alla cascata e da lì, immersi in un paesaggio bucolico, camminiamo costeggiando un torrente. 

Superiamo un magnifico ponte in pietra e poco dopo arriviamo al primo maggengo: la Splüia Bèla. È la costruzione sotto roccia più bella della zona: una lama rocciosa di oltre 30 m di lunghezza fa da tetto ad una costruzione in pietra e rocce che serviva da riparo. Una sosta intermedia per i pastori e il loro bestiame che nel mese di maggio abbandonavano i fondovalle invernali e solo di lì a poco avrebbero raggiunto gli alpeggi di alta quota dei mesi estivi. Sarà anche dura la vita dei pastori, lo sarà stata molto di più negli anni in cui questo rifugio venne allestito… ma altro che albergo 5 stelle, questo è un vero paradiso per gli occhi e per l’anima!

Ormai siamo nel mezzo della Val Calnegia, camminiamo tra lastroni di rocce granitiche, attraversiamo rivoli di acqua con l’aiuto dei compagni di viaggio perché ogni ruscello da attraversare è una catena umana che si forma per aiutare i meno esperti. Qualche scarpone finisce in acqua ma non ci fermiamo.

La nostra guida ci insegna a riconoscere il “veratro”, una pianta infestante altamente tossica che provoca vomito e problemi circolatori, così chiamata forse perché chi l’assume sta talmente male che credendo di morire è portato a dire tutta la verità nient’altro che la verità. La verità è che in questo momento iniziamo ad avere fame!

Lasciamo un ponte alla nostra destra, sembra portare a rocce enormi adagiate in un prato ma non prestiamo troppa attenzione. Dobbiamo arrivare all'ultimo rifugio prima della salita per il ghiacciaio del Basòdino, c’è altra strada da percorrere, acceleriamo il passo.

Il ghiacciaio è là in alto, maestoso. Noi nella valle sottostante siamo tanti puntini colorati seduti a banchettare tra rocce, erba, corsi d’acqua e neve rossastra. Si rossastra perché a fine marzo il vento aveva trasportato la sabbia del Sahara fino a quote altissime, poi abbondanti nevicate hanno nascosto questa coltre sabbiosa che riemerge con lo sciogliersi della neve.

Avrei voluto mio figlio Marco lì con me. Da piccolo faceva capricci perché lui la neve la voleva rossa non bianca, sarebbe stata la sua rivincita!

Minaccia pioggia, iniziamo a scendere, le nuvole si diradano ed ecco il sole! E il sole illumina le enormi rocce in prossimità dell’ultimo ponte che avevamo incontrato salendo. Non sono solo rocce!

E’ Gerra, un piccolo villaggio di rifugi di pietra nascosti che arricchiscono l’ambiente naturale senza mai deturparlo, una simbiosi talmente perfetta che rende difficile distinguere le abitazioni dai massicci rocciosi. Un tutt’uno i cui contorni diventano nitidi solo avvicinandosi.

Riprendiamo la discesa sotto il sole. Niente pioggia per oggi!

Alle 19:00 siamo di nuovo a casa carichi della energia che questo viaggio nel tempo ci ha lasciato.  

Grazie alla nostra super guida Giuseppe e a tutto il gruppo della ASD Cervino!


PS. Marco e Luca chiedono dove andiamo la prossima domenica.

mercoledì 7 febbraio 2024

La nostra maestra compie 80 anni: Auguri Suor Silvia!

Una telefonata di Francesca, il tentativo di ricontattare gli ex compagni, un gruppo WhatsApp e in pochi giorni siamo stati invasi dall’entusiasmo di organizzare la festa per gli 80 anni di Suor Silvia, nostra amata insegnante delle scuole elementari.

Una chat attivissima per condividere i preparativi e la divisione dei compiti. La distanza di tempo e spazio che ci ha separato per anni si è annullata e pian piano sono riaffiorati ricordi, canzoni, foto.

Non importava cosa avessimo fatto negli anni trascorsi dalla quinta elementare, dove vivessimo e come… il legame era quella Suora che ci ha introdotto allo studio, che ci ha insegnato ad affrontare la vita con gioia.

Così domenica abbiamo raggiunto Mandello portando con noi: un album con le nostre foto più recenti, torta, spumante e candeline…e tanta emozione.

emozione: l’emozione di incontrarci fisicamente, di trovarci diversi ma ancora noi; l’emozione di sentire la voce e vedere Suor Silvia.

Lei con l’entusiasmo di sempre ci ha accolto, ha intonato motivetti insegnati a scuola, ha proposto la recita di poesie e noi con lei a cantare spensierati e incuranti delle stonature che un tempo portavano alcuni di noi, me compresa, a muovere solo le labbra.

Poi siamo usciti dal convento dietro la sua guida e abbiamo raggiunto il Santuario della Beata Vergine del Fiume. Come una classe in gita scolastica siamo entrati, abbiamo ammirato affreschi e stucchi, ci siamo seduti nei banchi e la nostra maestra in piedi difronte a noi ha iniziato a raccontare la storia del Santuario con la passione e la gestualità con cui ci aveva insegnato l’alfabeto, le tabelline, la grammatica, la storia. 

Noi lì attenti ed emozionati come se il tempo che ci separa dall’infanzia fosse svanito.

E’ questo che fanno gli insegnati quando il loro lavoro è una missione: aiutano a cresce e restano nel cuore.

Quest’anno compiamo 50 anni, non siamo più bambini ma la sua energia e sua gioia di vivere ci ha contagiato e il prossimo incontro sarà per festeggiare questo nostro traguardo della vita adulta.

Grazie Suor Silvia per l’amore che ci ha donato e insegnato a donare!