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domenica 10 ottobre 2010

Ma non era... attenti al cane!

Il cielo limpido, l'aria solo leggermente frizzante invogliano ad uscire e due passi a piedi sono necessari per smaltire un abbondante pranzo iniziato con "pisare e fasò" e teminato con torta di ricotta e cioccolato.
I due consorti preferiscono smaltire in altro modo e li lasciamo in soggiorno a russare davati al televisore.
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Prima il pane raffermo alle caprette e poi una piccola incursione in una specie di grande fienile dove gironzolano libere oche, galline, pecore. I proprietari sono assenti.
Del resto in aperta campagna che bisogno c'è di allarmi e dispositivi di sicurezza? Chi vuoi che si avvicini ad una fattoria con l'intento di rubare? Infondo i ladri di polli sono leggende di altri tempi e anche il povero cane può riposare tranquillo nel suo recinto....
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.....la vediamo incedere verso di noi con passo deciso e testa bassa, i bambini indietreggiano, si nascondono urlanti tra le nostre gambe al grido di "mamma ho paura!", un improvvisato "via via" non sembra tradursi in un suono comprensibile e la belva avanza.
Luca in braccio a me, Marco in braccio a Isa, Emma già lontana (le donne sempre un passo più avanti!!!).
Qualcosa del mio look affascina l'animale, eppure gli stivali non sono di capretto!!! Il suo muso è attaccato al mio fondo schiena, ci circuisce dandomi di tanto in tanto qualche testata. I bambini sono sempre più spaventati, cerchiamo di allontanarci in fretta ma Lei è sempre lì, attaccata alle nostre gambe... Isa ed io scoppiamo a ridere: una risata incontenibile, una sana grassa risata che ci ha fa venire il mal di stomaco ma che rilassa la mente per un po'.
Essere assaliti da una pecora in aperta campagna non capita tutti i giorni... che abbia intuito che sono un "ariete"?
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PS: grazie ISA per la bellissima giornata...

domenica 24 gennaio 2010

Arturo

Arturo ha due grandi occhi verdi, un pelo folto e nero con una piccola stella bianca sul petto, una coda lunga lunga e una vera passione per i "titti" di Luca.
Arturo è arrivato davanti alla porta di nonna in cerca di cibo, è entrato in casa ed era come se la conoscesse da sempre. E' silenzioso e discreto, educato e ben addestrato: miagola indicando la porta se deve fare pipì, si avvicina alla ciotola del cibo quando ha fame, si accomoda sulla sedia della cucina per i sonnellini brevi e predilige il divano per le lunghe ronfate.
Arturo è il nuovo amore di Marco e Luca, il regalo che Babbo Natale aveva dimenticato: lo strapazzano di carezze, lo inseguono cercando di abbracciarlo, lo imbottiscono di cibo e latte ripetendogli "bravo Arturo, mangia tutto!", gli impediscono di riposare inventando in continuazione giochi dinamici che Arturo non sembra apprezzare molto. Allora Luca si mette a quattro zampe davanti a lui e lo guarda ridendo: "Ciao Arturo, perchè non giochi con me" mentre Marco lo vorrebbe almeno tenere in braccio a lungo ma Arturo preferisce le forti ed affettuose braccia di zio.
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Non tutti sono contenti dell'arrivo di Arturo, il quadrupede è il peggior incubo di nonno Franco: cerca di insegnargli che il suo posto è fuori casa a cacciare topi ma le sue grida di disappunto non spaventano più nessuno, nemmeno Arturo che lo guarda con occhi da pesce lesso e con aria di chi non ha intenzione di sporcarsi le zampe per un topo e torna ad occupare il suo posto, quello del nonno, sul divano.
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Arturo ben arrivato e attento che il nonno è un osso duro!

sabato 11 aprile 2009

Una famiglia allargata in gita

Lo Zoosafari di Fasano, per quanto discutibili alcune scelte di gestione, ci ha regalato una bella giornata in compagnia dei cuginetti.
I visitatori, quelli che non facevano domande, ci guardavano con ammirazione forse per il numero di figli, forse per le possibilità economiche che ci attribuivano. C'erano con noi tre cuginetti di nove, dieci e quasi tredici anni: diciotto euro a testa (sopra i tre anni) non ci è sembrata una cifra da poco e sicuramente proibitiva per molte famiglie con cinque figli reali.

Lo zoo è diviso in aree.
Il "safari" offre una grande varietà di animali e per ogni specie si incontrano diversi esemplari. Si possono osservare orsi che lottano tra di loro; zebre che non si risparmiano calci; elefanti che bevono portandosi l'acqua in bocca dopo averla aspirata con la proboscide; leoni sdraiati sotto il sole; struzzi che bussano al finestrino con il becco; giraffe che si avvicinano per farsi imboccare.
I bambini si sono divertiti moltissimo e continuavano a fare domande entusiasti: Luca voleva stare con la testa fuori dal finistrino ed erano pianti ogni volta che incontravamo cartelli di divieto perchè in presenza di animali pericolosi.
Qui tutti gli animali hanno molto spazio in cui muoversi ed è tutto molto curato. L'unica pecca è l'accesso in auto; nei giorni festivi la coda è costante da mattina a sera: un bel trenino elettrico non sarebbe una brutta idea!

Quello che proprio non mi è piaciuto sono la sala tropicale e la mostra ornitologica. Nella prima sono entrata per necessità e mi sono stupita di me stessa. Generalmente non riesco a guardare i rettili e non vado pazza per i pesci, ma con le debite ditanze e non senza qualche brivido ho fatto un rapido giro e quegli animali in gabbia mi hanno fatto una gran pena. Se rettili e pesci sono costretti a vivere in piccole gabbie di vetro, gli uccelli non stanno meglio. Animali bellissimi per colori e forme ma tristi nelle loro gabbie strette e solitarie. Se ci fosse stato un questionario da compilare su come migliorare lo zoo, avremmo almeno potuto manifestare il nostro dissenso per gli spazi loro dedicati.

Ottimo invece il lago dei grandi mammiferi e il villaggio delle scimmie, come tutti i restanti raparti faunistici.

Comunque l'esperienza a cinque figli è stata davvero piacevole e il giorno successivo abbiamo incrementato la famiglia.
Per la nostra abituale escursione al Pulo, si è aggiunta la cuginetta più piccola: sei anni.
Non abbiamo intenzione di allargare la famiglia così tanto, ma i cuginetti sono davvero dei ragazzi splendidi: educati e molto collaborativi. Ci hanno regalato due bellissime giornate.

lunedì 6 aprile 2009

Gallina decapitata, con pigiama, forse va in cielo

Marco ieri è andato in pollaio con il nonno.
C'era una gallina che stava per deporre l'uovo ma era grosso, troppo, e la massa grassa dell'animale ostruiva la fuoriuscita, come ha svelato l'autopsia. La gallina soffriva e le altre amiche del pollaio hanno iniziato a beccarla proprio sul deretano.
L'intervento del nonno non è servito: deposto l'uovo, sono uscite anche le interiora. Occorreva sopprimere il pennuto.
Nel frattempo Marco era stato raggiunto da Antonio. Non ha visto il nonno mentre sgozzava la gallina, ma l'ha vista balzare in piedi e scuotersi come una invasata, senza testa.
Si è spaventato, ha iniziato a piangere e a fare domande.
Così quando il nonno ha spennato la gallina (e ancora non so se abbiamo fatto bene) io e Antonio siamo rimasti in giardino con Marco, osservavamo in disparte tra un gioco e l'altro. Il vederla inerme l'ha rassicurato.
Questa la parte drammatica della storia e anche quella che mi ha fatto riflettere non poco su quello che vivono i bambini in guerra quando vedono persone, non galline, perdere la vita.


Non so se avete mai visto una grassa gallina senza penne: è un pollo dalla pelle giallognola e flaccida. "Mamma perchè il nonno ha messo il pigiama alla gallina?" ha chiesto Marco.
Questa è la parte che mi ha fatto ridere.

Poco fa ero in camera con Luca. Marco stava ancora parlando della gallina.
"Ecco papà ho capito che se una gallina ha un uovo grosso e esce il sangue allora il nonno la uccide. Vero? Però se non ha un uovo grosso e non esce il sangue allora non la uccide. Poi però vero che va in cielo?"
"Marco io non lo so se va in cielo." dice Antonio.
"E neanche io lo so, però mamma lo dice. Ma poi in cielo ci sono Fifino e Fifone e dove la mettono la gallina? Eeeehhh non ci sta. Vero?"
Chi conosce Marco associ alle parole: i suoi grandi occhi sbarrati, il gesticolare del suo corpo; si concentri sulle sue braccia aperte e sul tono imperioso della voce.

sabato 21 marzo 2009

Brutto mongolo

Camminando per strada ci si accorge che la primavera è arrivata: le piante sono in fiore, gli uccellini cinguettano anche a Milano, l’aria è meno pungente e se non soffri di allergie è una bella stagione. Solo gli insetti possono diventare un piccolo problema.
L’altro giorno mentre ero comodamente seduta sul tram, è salita un’ape. Una piccola apina dal ronzio appena percettibile che se ne stava tranquilla per i fatti suoi quando una ragazza ha iniziato ad urlare: "Oh Dio cos’è quel mostro! Io ho il terrore delle api, mi fanno schifo! Lo so, lo so adesso arriva da me e mi punge!”
Ognuno ha le sue paure, io per esempio avrei reagito in modo simile se avessi visto un serpente, ma alla paura si aggiungeva una certa voglia di protagonismo e una altrettanto evidente maleducazione. La ragazza infatti per colpa della sua crisi da apina ha iniziato a trattare a male parole un signore seduto vicino alla porta d’uscita, signore sul cui corpo erano evidenti alcuni segni di handicap: "Brutto mongolo che cazzo fai, apri la porta! Ma sei rincoglionito, apri!"
Il tipo incurante delle parole e divertito dalla scena ha pigiato il bottone ma l’ape non è scesa dal tram e poi armato di giornale, ha colpito l’ape facendola cadere. "Oh Dio l’ha presa, l'ha presa! Dov’è? Non l’avrò addosso? Trovatela, trovatela, che schifo!!!".
Io stavo seduta e un po’ anche sorridevo e cercavo di capire se non fosse finita addosso a me, quando un altro signore si è alzato per cercare di recuperare l'insetto caduto su un posto libero. "Ammazzala, ammazzala! Che cazzo fa con quel fazzoletto? La vuole ammazzare o no?"
Recuperata l'ape con un fazzoletto, l’ha lasciata libera quando si sono aperte le porte alla fermata successiva. Nel frattempo un altro signore in abiti eleganti si era rivolto alla ragazza: "Perché ammazzala, non si ammazza nessuno qui, è un essere vivente! Voi siete quelle che accarezzano i cani che sbranano le persone e poi se la prendono con un piccolo insetto tanto utile!"

In quel momento ho pensato al miele che adoro, ho pensato che io forse l’avrei ammazzata l’ape perché non ho tutta questa sensibilità nei confronti degli insetti, ho pensato che in quei dieci minuti nessuno ha detto una sola parola di scuse al “Brutto mongolo!”

lunedì 16 febbraio 2009

Fifino e Fifone

Ci sono domande a cui è difficile dare una risposta semplice ed esaustiva per un bambino di tre anni. Risposte che si complicano quando necessitano una mediazione tra due credo profondamente diversi: il mio e quello di mio marito.
"Mamma perchè Fifino e Fifone (i gatti della nonna) non ci sono più?"
"Marco lo sai sono andati in cielo."
"Ma perchè non cadono?"
"Sono in alto in alto su una strada che non vediamo da qui."
" Ma non scendono mai? "
"No Marco non possono scendere."
"Ma sono con Gesù?"
Ecco se gli dico di sì, Antonio ribatte e dice di no e così creiamo solo confusione su un tema di per sè difficile.
"Marco sono in cielo con tutti gli altri amici gatti e sono felici."
"Ma sono con Gesù? Perchè non li fa scendere mai?"
"Sì Marco sono con Gesù e non possono più scendere. C'è una scala magica che scompare mentre si sale." con occhiataccia minacciosa ad Antonio che tradotta era "non contraddirmi" ora, non sta prendendo i voti!
"Ma io li voglio vedere! Allora salgo a prenderli e li porto qua."
"Marco non puoi, però possiamo dire alla nonna di prendere un altro gattino o un cagnolino."
"Voglio un gattino. Ma poi va in cielo anche lui?" mi chiede con le lacrime agli occhi.
"Stai tranquillo non va in cielo."
"Si invece" e scoppia a piangere.
"Dai Marco vieni che ti coccolo un po'. Non piangere."
"Allora gli facciamo promettere che non muore mai, va bene mamma?"
"Ok amore glielo facciamo promettere.".

Marco era molto affezionato ai gatti della nonna, un affetto che dimostrava a dire il vero in modo alquanto discutibile, li rincorreva e li prendeva a calci e non c'era modo di rieducarlo. I due gatti sono stati chiamati Fifone e Fifino non a caso: scappavano sempre quando lo vedevano. Ormai i gatti mancano da più di sei mesi ma sempre quando andiamo dalla nonna chiede di loro e ieri le domande sembravano non finire mai. Fino a poco tempo fa Marco si limitava al "sono in cielo?", ora la risposta non razionale non lo convince molto e così le domande si moltiplicano e con esse i pianti disperati che la sera, quando è già stanco, sono intervallati da singhiozzi strappalacrime (le mie).
Non è granchè come spiegazione ma non so fare di meglio e pare sia stata accettata, subita, anche dal marito.