venerdì 29 maggio 2009

Caffelatte

C'era una volta un bambino nero di quattro anni.
Alla scuola d'infanzia il bambino nero si divertiva a giocare con i suoi amichetti bianchi; c'erano giorni però in cui era triste perchè gli dicevano parole cattive. Aveva raccontato qualcosa alla mamma e alle maestre ma non proprio tutto perchè temeva che anche le maestre iniziassero a chiamarlo "Caffelatte".
E poi aveva sentito alcune mamme usare brutte parole con Babu, il ragazzo nero che vendeva braccialetti fuori dalla scuola e alcuni papà usavano le stesse parole con Aris, il lavavetri che si appostava sempre vicino al semaforo del passaggio pedonale.
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Il venerdì le maestre si allontanavano dall'aula spesso e in quei momenti i bambini si sentivano liberi di fare tutto, proprio tutto.
Il bambino nero odiava quei momenti perchè i compagni diventavano più violenti e oltre agli insulti, davano spinte, facevano sgambetti. Un giorno poi lo presero a calci e pugni. Arrivò l'ambulanza e il bambino nero fu ricoverato in ospedale dove gli aggiustarono il pisellino, che si era rotto a causa di un calcio.
Dopo qualche tempo il bambino nero iniziò a stare meglio, il pisellino non gli faceva più male ma non voleva più tornare a scuola, non voleva giocare con gli altri. Poi la mamma.....
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La storia è liberamente tratta da una notizia uscita ieri sui giornali. Il fatto risale ad un mese fa, è successo in un Paese in provincia di Como.

14 commenti:

  1. poi la mamma?
    non puo' finire cosi'!

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  2. Che mondo orribile quello che arriva a contaminare anche le menti dei bambini. Fa davvero paura.

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  3. Hai taggato "educazione".
    Passa tutto di qua.
    Io sono fiduciosa.
    Sapremo fare meglio.

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  4. Purtoppo la cultura razzista è davvero diffusissima in certe zone d'Italia... ad esempio una bambina di 11 anni, che conosco bene, un giorno mi ha detto: "No, noi non andiamo a fare la spesa alla Auchan, andiamo all'Esselunga". Così io le chiesto incuriosita: "come mai"? Risposta: "Perché è pieno di extracomunitari"!

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  5. Aggiungo che chi è razzista non si definisce tale perché il suo ragionamento sembra legittimo e logico, i bambini ovviamente sono plagiati ed il risultato sono gli episodi come quello che hai raccontato...

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  6. @Laura.ddd: devo scrivere Caffelatte2 allora. Sinceramente spero che il bimbo superi il trauma.
    @ Mamma in 3D: la paura di vedere crescere i miei figli in una realtà sempre più violenta c'è ma voglio essere ottimista come Silvia. Speriamo.
    @Mamma che fatica: la cultura razzista c'è e purtoppo tanti la trasmettono ai figli. Per alcuni è quasi un valore, un motivo di orgoglio. So che vivi in Brianza, io ci sono nata, è una terra che adoro ma profondamente discriminatrice e chiusa. A me Milano sembra un po' meglio, sotto questo aspetto, ma forse è solo una sensazione.

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  7. Che brutta storia.
    Purtroppo i nostri bambini crescono in una società imbevuta di razzismo e violenza e il rischio è che a volte non ce ne rendiamo neanche bene conto, perché tanti comportamenti o battute che magari da adulti si considerano "politicamente scorretti" ma accettabili e si lasciano correre possono avere un effetto nefasto sulla percezione dei bambini, che non hanno gli strumenti per capire.
    Leggendo il tuo post non posso non pensare a come si debbano sentire i genitori del bambino nero, nel vedere il loro figlio subire una violenza del genere nonostante gli sforzi per integrarlo con gli altri fin da piccolo.
    Spero che abbiano avuto la forza di contenere la rabbia e l'amarezza e abbiano incanalato l'energia in modo positivo. Sarebbe una lezione utile a tutti, a chi deve accogliere e a chi arriva.

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  8. E' un pò che mi rendo conto che quando c'è un bambino antipatico, classista, asociale, quasi sempre c'è dietro un genitore anche peggiore. Nonostante i miei tentativi di "non-determinismo" è quasi sempre così. Il che, però, mi fa sperare che la nuova generazione di genitori più consapevoli possa crescere nuovi bambini ....meno stronzi!

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  9. @Do Minore: bellissime le tue parole. Convogliare l'energia per aiutare ad amare di nuovo e non per cadere nell'odio e nella vendetta. Son certa che la madre aiuterà suo figlio, è una donna bianca che ha amato un uomo dal colore diverso, nel suo cuore non ci possono essere pregiudizi.
    @Letizia: Io spero soprattutto per i miei figli, perchè trovino sempre ambienti "sani" ma non è così ovunque. Il mio grande va alla materna comunale, ci sono bambini italiani e non, spero che questo sia già un primo passo per fargli capire che il colore, la religione o altro non devono essere barriere.

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  10. Già da bimbi si diventa razzisti :-(
    Mi fa male il cuore a dire queste parole :-(

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