domenica 16 novembre 2008

Post di servizio: un nuovo layout

Volevo un template che profumasse di antico, i cui colori avessero le tonalità dei ricordi, qualcosa di simile ad un vecchio diario. Volevo un template semplice e accogliente. Il vecchio template si avvicinava ai miei desiderata, ma non mi convinceva pienamente.

Ho provato a cambiare, ma non sentivo più mio il blog e allora: torno al vecchio template !


PS: Grazie Mimmo!

sabato 15 novembre 2008

If you are happy!

Il virus intestinale non è ancora completamente debellato, così ho passato quindici minuti poco piacevoli seduta sulla tazza.
Ovviamente Marco e Luca erano con me.
Luca si divertiva a srotolare e sminuzzare la carta igienica.
Marco era preoccupato per me.
"Mamma ti posso aiutare?"
"Sì Marco esci, vai in cameretta insieme a Luca!"
"No Mamma ti canto una canzone: ef you eppi and you nooo clep ior end, ef you eppi and you noo clep ior end! Come stai Mamma?"
"Meglio Marco"
"Allora canto ancora così stai più meglio: ef you eppi and you nooo clep ior end...."

Per dieci minuti Marco ha ballato e cantato "If you are happy" davanti a me incurante dell' olezzo decisamente poco invitante.
Nel frattempo Luca ha preparato un pasticcio di carta igenica e acqua, il tutto insaporito con detergente liquido.

"Luca accidenti smettila, guarda che schifo!" dico io.
Marco con riso sornione guarda il fratello: "Luca hai capito smettilaaaaaaaaa! Sei una merda!"

Una brava mamma avrebbe ripreso il figlio almeno per due motivi: la brutta parola e l'essersi eretto ad educatore non autorizzato del fratello.
Ora, la parola decisamente poco adatta in bocca ad un bimbo educato l'ha imparata da me e per inciso era anche l'unica parola non fuori luogo in quel contesto.
Secondo, non mi piace rimproverarlo in continuazione per dirgli ciò che non deve fare, lo sa anche lui e comunque capisce da come lo guardo.
Non gli ho detto niente, l'ho solo guardato in modo serio e poco dopo gli ho dato un abbraccio, sì un abbraccio seduta sulla tazza.

"Scusa Luca. Luca ti canto una canzione: ef you eppi and you nooo clep ior end!"

venerdì 14 novembre 2008

Due Capi

Due persone, due capi unici e speciali.

Ho conosciuto Maurizio durante un colloquio di lavoro.
In trenta minuti mai un sorriso: sempre composto, serio, indagatore, inflessibile.
"Possiamo darci del tu ora" mi disse il primo giorno. Il ghiaccio era rotto.
Iniziavo a scoprire una persona molto preparata, disposta ad insegnarmi tutto quello che sapeva con dedizione, pazienza, comprensione, un capo un po' accentratore ma disponibile al confronto, un capo aziendalista fino al midollo e fin troppo rispettoso delle gerarchie ma che accettava anche compiaciuto la mia insubordinazione.
A volte alzavamo la voce, spesso non condividevamo il modo di procedere, ma al di là degli scontri tra capo e matricola ribelle si era creata una proficua complicità.
Maurizio non era solo il mio capo, stava diventando un amico e col tempo un consigliere prezioso.
Ha condiviso le mie angosce quando cercavo invano un bimbo, le mie gioie quando ho scoperto di essere in attesa. Mi sono emozionata quando mi è venuto a trovare in ospedale dopo la nascita di Luca.
Maurizio è una persona speciale.

Anni dopo nella ormai periferia milanese venne mandato Francesco, un dirigente romano, responsabile direttamente e non di tutta la struttura.
Uno che a trentacinque anni ricopriva un simile ruolo o aveva tanti santi in paradiso o era il classico genio un po' " tipo leopardiano".
Arriva.
Era vestito in modo impeccabile, palestrato quel tanto che basta, biondo, occhi azzurri, alto. Beh, alto non troppo ma ci sta bene. La sua genialità sarebbe uscita di lì a poco.
"Io dovrei lavorare con lui?" Come inizio niente male. Come inizio!
Era esigente a volte anche troppo, era pungente e cazziava piuttosto bene ma sapeva coinvolgerti, motivarti, premiarti, ti lasciava spazio e molta autonomia. Sapeva anche ridere e scherzare. Non voleva essere un amico, difficilmente chiamava solo per chiedere "come stai?" ma sul lavoro avevamo un'ottima intesa. Era un leader, un punto di riferimento, con lui avevi le porte aperte ovunque. Se qualcosa non andava, se avevi lamentele era sempre disposto ad ascoltare. E con una logorroica come me, ha ascoltato e sopportato tanto, troppo.
Per qualcuno forse ho una seconda anima masochista ma ricordo con piacere il periodo in cui era il mio capo.

giovedì 13 novembre 2008

Neo laureata, giovane e...brillante!

Vi ho già parlato di Mamma ma ancora la conoscete poco.

Mamma ha iniziato a lavorare a ventiquattro anni e a quell’epoca non era ancora Mamma. Quindi la chiameremo Renata.
Renata ha iniziato a lavorare a tre mesi di distanza dalla laurea. E’ stata fortunata. In quegli anni e ancora per poco, le grandi società di consulenza assumevano con contratto di formazione e lavoro giovani e brillanti neo laureati e Renata era una di loro. Di certo era neo laureata e giovane che fosse brillante era ancora da dimostrare.
Renata non aveva molta famigliarità con il computer, fino ad allora l’aveva usato per scrivere la tesi di laurea ma per lei era poco più di una macchina da scrivere con due grandi vantaggi: la correzione ortografica e la modifica agevolata di interi paragrafi.
Internet era un mondo sconosciuto: all'università se voleva fare un ricera doveva prenotare il tecnico che offriva un'ora di consulenza cercando nella rete quello che le poteva servire.
Sorvolo sulla oggettiva difficoltà di scrivere una tesi sulla Cina con il metodo della ricerca assistita ma sottolineo che era il 1998.
Insomma Renata era un vero somaro, brillante neo laureata ma priva di quegli strumenti indispensabili per approcciare con successo il mondo del lavoro.
Dopo soli venti giorni di full immersion su SAP R/3 modulo FI (un sistema per la gestione aziendale e nel suo caso la contabilità) e un mese di affiancamento ad un consulente senior che non aveva il tempo nemmeno per dire “ciao Renata come stai oggi?” era pronta per essere venduta al cliente come consulente junior per la modica cifra di 650 mila lire al giorno, lira più lira meno.

Renata deve dire grazie a tutti i colleghi che per due anni hanno condiviso con lei le giornate lavorative apprezzando la sua spontaneità e la sua voglia di apprendere e che le hanno permesso di diventare se non brillante almeno meno opaca.

Dopo due anni, l’essere meno opaca e il parlare di SAP le hanno permesso di cambiare lavoro.
Per otto anni ha fatto cose diverse tra loro e diverse da SAP. Ha anche gestito un progetto SAP modulo FI, ma dall’alto la prospettiva cambia. Non aveva a che fare con ABAP, customizing, tabelle, doveva gestire e quindi partecipare ad incontri, approvare documenti, essere sempre allineata con il team di progetto: alias rompere gli attributi maschili agli altri per far fare loro quello che lei non sapeva fare e a rompere gli attributi maschili era molto brava.
Negli otto anni di cui parlavo, Renata è anche diventata Mamma o meglio Mamma bis e il rientro in ufficio non è stato molto felice.
Qualcuno poi ha pensato che Mamma avesse sempre lavorato su progetti e così per aiutarla a scegliere liberamente le ha trovato un progetto ad hoc proprio a Milano.
Mamma si dovrà occupare di SAP R/3. Dovrà rispolverare il customizing, ritrovare nella memoria nomi come la BSIS e la BSAS, seguire le migrazioni dati. Non potrà partecipare agli incontri importanti perché il part time è una sua scelta e forse potrà anche evitare i sabati e le domeniche.

In tutti questi anni Mamma si era illusa di essere diventata un po’ più brillante: si sbagliava.

mercoledì 12 novembre 2008

Anna

Anna era sposata da anni e non aveva figli.
Anna e Paolo si sono conosciuti al lavoro. Paolo era un consulente che lavorava con Anna. Era bello, simpatico, estroverso e libero: libero di innamorarsi di Anna, libero di volerla come non aveva mai desiderato nessun altra, libero di farla innamorare di lui.
Anna amava suo marito, non aveva mai pensato di tradirlo, dopo tanti anni di matrimonio l'ultimo suo pensiero era guardare altrove.
Però l'interesse di Paolo la lusingava, Paolo aveva qualcosa di speciale, di diverso e Anna sentiva il suo cuore battere forte come non succedeva da tempo, era attratta da lui, sapeva però che avrebbe rovinato un matrimonio felice o quasi e cercava di fuggire da quello che provava.

In certi momenti le amiche sono un'ancora, un rifugio.
Anna non voleva consigli: aveva chiesto solo di esserle amica e di accettare la sua scelta qualsiasi fosse.
Prima ancora di poter decidere era in attesa e aspettava un figlio da suo marito.
A volte Anna ripensa a Paolo a come sarebbe stata la sua vita, ma non ha rimpianti, è felice.
Paolo è un bel ricordo, lontano.

Qualcosa di Anna vive in ognuno di noi.

martedì 11 novembre 2008

Lunedì nero

Non so come sono andate le borse, ma a casa nostra è stato un lunedì nero.

Suona la sveglia e dopo una notte tra nausea e conati mi devo alzare. Cerco di vestirmi in silenzio ma inutile: Luca inizia ad urlare senza motivo e le grida svegliano Marco.
Marco tra i singhiozzi continua a ripetere: "Mamma perchè devi andare al lavoro?" e Luca lo aiuta nella supplica con un pianto straziante.
Quando colpisce la mammite non c'è rimedio: il papà non può nemmeno pensare di intromettersi, l'unica arma sono gli abbracci di mamma e solo quando i bambini si sono calmati, allora si può cercare una via di fuga dalla morsa.
Questa mattina la mammite è durata dieci minuti e sono davvero molti per chi ha quindici minuti di tempo da quando suona la sveglia a quando timbra il biglietto sul tram!

E' tardi e c'è sciopero dei mezzi pubblici. E' noto che in queste occasioni Tram e Metro si trasformano in convogli della speranza: c'è chi cerca di salire ad ogni costo e ci riesce, c'è chi dimentica l'educazione e stanco di sentire spingere inizia ad imprecare e ad insultare; c'è poi chi si trova schiacciato contro un signore che non si lava da tempo e non potendo muoversi respira a pieni polmoni.
Diciamo che la nausea notturna non era nulla a confronto di quello che ho accusato per il resto della mattinata.

Finalmente è ora di andare a prendere i bimbi!
L'asilo di Luca è alquanto decimato causa virus intestinale e Luca era stato colpito da attacchi di dissenteria.
Marco sembra uscito da una discarica. Nel sonno aveva tossito e rimesso su tappetino, vestiti e capelli.

"Dai che non è successo nulla, adesso andiamo a casa e prendiamo tutti la medicina così il pancino guarisce bene bene!"
Luca sembra non capire, Marco invece domanda curioso: "Quale medicina?"
"Una fialetta di Enterogermina a Luca e una a te"
"Quella vera o quella finta?"
"Quella vera"
"Evviva evviva evviva, si però a me due perchè mi fa male la pancia tanto tanto tantissimo!"

Almeno per qualcuno il lunedì stava cambiando colore.
Per me cambia ora: buona notte!


PS: Marco adora l'enterogermina, quando era più piccolo era capace di buttarsi a terra piangente davanti alle confezioni di enterogermina che vedeva sul bancone delle farmacie e non potendo somministargli il farmaco a piacimento siamo ricorsi alle fialette finte o meglio alle fialette vuote riempite con acqua. Beveva quattro/cinque fialette finte per volta e per la necessaria sostituzione delle fialette usurate siamo anche ricorsi all'aiuto di amici reduci a loro volta di virus intestinali. Per fortuna ora va meglio.



lunedì 10 novembre 2008

Papu e le cinque sorelline

Papu è un grande amico di Marco.
Marco ha incontrato Papu circa un anno fa. Papu vive a Como ma questo non impedisce ai due amici di vedersi con una certa frequenza. Di solito è Papu che viene a trovarci. Papu non ha orario a volte ci raggiunge quando stiamo cenando e ovviamente si autoinvita: non è un bimbo dal grande appetito e Marco è sempre contento di poter dividere con l'amico. A volte viene a giocare con Marco e, lui solo tra gli eletti, può usare tutti i giochi di Marco: non esistono veti per l'amico. Una volta siamo andati noi a Como, ma Papu non c'era.
Circa sei mesi fa anche a Papu è arrivato un fratellino: Kiki.
Kiki è più grande di Papu, nonostante sia arrivato dopo. Anche Kiki è diventato amico di Marco, però non viene spesso da noi. Marco parla spesso con Papu, a volte litigano ma l'amicizia tra i due non ha cedimenti.
Papu e Kiki non esistono, vivono solo nella fervida immaginazione di Marco.

Ieri Valentino era infortunato e Marco disposto ad una lunga chiacchierata:
"Mamma sai oggi Papu non è andato all'asilo vecchio."
"Marco hai ragione oggi è domenica. Ma l'asilo vecchio è a Milano, Papu non viveva a Como?"
"Sì mamma vive a Como e va all'asilo a Como ma era mio compagno."
"Dov'è andato oggi?"
"Oggi è andato lontanissimo."
"Lontanissimo? Dove?"
"Eeeeeeeeee è andato lontanissimo a Monza a salire sugli amberi"
Papu va spesso lontanissimo a Monza, era la prima volta che saliva sugli alberi.
"Sugli alberi? E suo fratello Kiki?"
"Kiki non sa salire e allora è andato all'asilo, anzi no, alla scuola elementare. Kiki è grande, grandissimo." "Papu è del segno del cranco, invece Kiki è come zio Giò. Che segno è zio Gio?"
"Leone, Marco."
"A sì, Papu è del cranco, Kiki del leone. Poi un altro fratello è bilancia come Luca, un altro fratello è come te mamma, un altro fratello è come il nonno e poi uno come papà."
"Allora due ariete e un altro cancro. Scusa ma quanti fratelli ha Papu?"
"E cinque, come le mie sorelline"
"Quali sorelline?"
"E si mamma ti ho già detto che voglio cinque sorelline!"

Effettivamente Marco chiede cinque sorelline da quando è nato Luca e ovviamente le sorelline sono in sostituzione di Luca. Da quando anche Papu ha cinque fratellini, la richiesta è più frequente.
Non amo dire bugie a mio figlio ma Marco non cede molto facilmente quando chiede qualcosa e soprattutto deve essere convinto delle motivazioni prima di mollare la presa.

“Ok Marco, vada per le cinque sorelline!”