Nonno Gianfranco se ne stava stava sul balcone, osservava i due nipotini in cortile.
Lui a due anni non aveva una bicicletta nuova o una di quinta mano visto che prima di lui la nonna Rodo aveva avuto altri quattro figli.
Nemmeno qualche anno più tardi avrebbe avuto una bicicletta sua, si limitava ad usare di tanto in tanto la bici del nonno che trovava nel cortile.
Di certo quando faceva acrobazie sulle due ruote, non ricevava sguardi compiaciuti e orgogliosi. Imparare ad andare in bicicletta era un piacere personale, una conquista per sè, era cosa normale ammesso che tu avessi una biciletta: nessuno lo avrebbe notato, nessuno ne avrebbe parlato.
"Quand seri un bagài me, gavevi no la bicicleta rusa, ciapavi quel che troeuavi in curtil e la mia mam la stava no le a guardam e rimiram."
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Raccontava tutto questo ieri il nonno, mentre osservava Luca che un mese prima del suo secondo compleanno ha inziato a pedalare da solo sulla sua bicicletta rossa: pedalava con caparbietà e determinazione, scendeva difronte agli ostacoli, spingeva la bici e risaliva per un altro tratto.
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Altri tempi, ricordi con i quali sono cresciuta e che insegnano ancora. Mi tornano in mente quando mi scopro a guardare i miei figli con orgoglio per le loro conquiste che sono solo normali tappe di crescita. E allora cerco di farlo in silenzio, ma due anni sono davvero pochi, permettemi almeno uno sguardo orgoglioso per il mio piccolo campione.